Ponti d’agustu 2018 – Questione di gocce

La goccia fa traboccare il vaso, dicono. Eppure, prima di quella goccia tutti zitti. Sono bastate due fotografie di gambe immobilizzate col cartone al Riuniti di Reggio Calabria per far scattare lo scandalo nei media nazionali: “nemmeno nel terzo mondo”, “vergogna”. Poi vai a leggere e scopri che con i cartoni la gente ci era già arrivata in ospedale, ma vabbe’, è facile gridare allo scandalo, soprattutto quando non lo è.
Questa era la goccia. Ma il vaso? Nessun media nazionale o stupido locale nei mesi precedenti ha fatto crociate per il fatto che la provincia di Reggio Calabria ha solo 4 ospedali in piene funzioni: Polistena, Reggio e Locri. Nessuno grida quando un’ambulanza ci mette due ore a raggiungere il proprio paese, perché è l’unica in zona ed è occupata in altri interventi. Nessuno grida per le infinite liste d’attesa.

Il cartone però è inaccettabile. Davanti al cartone tutti a gridare e a cercare il colpevole: il commissario Scura? Il primario? Il ministero della salute? Schettino? il CT Ventura? Vogliamo un capro espiatorio, così u scorciamu e lu mentimu nto tigànu. Mangiamo e con la pancia piena non pensiamo più al vaso, ma alla soddisfazione di aver asciugato la goccia. Ottimo lavoro!

Gocce03

Una questione di gocce. Come quelle che sono cadute nei giorni passati, assieme ai fulmini, e che hanno probabilmente causato la frana che ha coperto Pietro Tripodi. La vita gli ha riservato amarezze fino all’ultimo istante.
L’ipotesi della fuga era una speranza, implicava che da qualche parte fosse vivo. Tutti lo speravamo, anche chi lo riteneva pazzo. Ma, a ben vedere, Pietro Tripodi non aveva ragioni per fuggire, perché un uomo libero, quale lui era, non scappa. Cercava solo riparo e intimità, come ogni essere umano. Era, soltanto, il meno omologato.

PiC

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