L’italianità ai tempi di Juve VS Real

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” diceva qualcuno: ci si misero d’impegno, ma niente. Arrivò il fascismo e ce la mise tutta: “Vincere e vinceremo!”. Ch’i cazzi. Subentrò la Democrazia cristiana: “Se non riusciamo a farli italiani, almeno li facciamo tutti cattolici, bigotti o meno”. Si levò qualche critica qua e là: “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. Mi scusi, Presidente, non è per colpa mia, ma questa nostra Patria non so che cosa sia”. Niente da fare, l’Italia resta un concetto vago. Eccoci ancora oggi impantanati in questa sorta di “social-” (all’inglese) -democrazia di bigotti.

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Da IL MESSAGGERO

Sia chiaro, qui non si parla di sport. Si parla invece di cosa viene a galla anche parlando di calcio. A leggere i commenti degli juventini ai post di sfottò per l’uscita rocambolesca della Juve dalla Champions League, quello che più ho riscontrato (non in tutti gli juventini, per carità) era la loro meraviglia per il fatto che i tifosi delle altre squadre italiane “sputassero” sulla Patria, tifando per il Real o godendo per quel maledetto rigore al 93esimo. Non solo “antisportivi” quindi, ma anche “antipatriottici”.
Di conseguenza, se in una scelta ci sono due possibilità, A (italia) e B (estero), questi signori dovrebbero scegliere sempre A. Quindi Marco, tifoso juventino e patriota, dovrebbe ad esempio guidare sempre una Fiat (fatta comunque in Polonia); vestire abiti solo di marche italiane (cuciti comunque in Thailandia); telefonare solo con la Motorola ed essere social solo con smartphones della NGM (progettati in Italia, ma assemblati chissà dove); non guardare TV e non usare computers, non esistono marche italiane che ne producano. Secondo voi esiste un Marco così? Se sì: Che scarpe ha? E l’orologio che porta? E quando parla usa parole inglesi anche quando ci sono le care e patriottiche parole italiane corrispondenti lasciate a prendere polvere?

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Non voglio andare alla ricerca del profilo juventino patriota puro e cosciente di tutte queste contraddizioni, anche perché, se c’è, lascia il tempo che trova. Voglio invece portare l’attenzione su questo concetto vago di patria, che si rispolvera a piacimento, lo si mette in bella mostra quando conviene e, appena diventa un po’ scomodo e ingombrante, finisce nuovamente in soffitta: è l’identità usa e getta, sempre nuova, sempre pronta a contrappormi il nemico oltre un Piave immaginario.
Ma oggi lo straniero è ormai passato sulla nostra riva, pulito dalle acque, si aggira tra noi, irriconoscibile, se non fosse per un’inezia: non tifa Juventus.

Freedom Pentimalli

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