Intervista a Mimmo Mileto

Come è nata la tua carriera di tecnico di laboratorio?

Terminato il liceo in paese ho frequentato un corso triennale a Reggio Calabria per specializzarmi e diventare appunto tecnico di laboratorio. Terminato il corso nel 86′, ho fatto la bellissima esperienza del militare che avevo rimandato per poter terminare gli studi. Ultimato anche il militare, inizialmente me sono venuto a Monza e per un paio di anni ho lavorato nell’ambito della distribuzione insieme a mio zio Salvatore, “U commerciante” come era soprannominato. Trascorso questo periodo sono rientrato in paese dove, nell’attesa che uscisse un concorso per la mia qualifica, insieme a mio padre, “Peppe u pinghìu” prendemmo in gestione il distributore di benzina Esso al Paesevecchio. Nel 94′ sono stato poi,  assunto all’USL26 di Palmi dove ho iniziato a lavorare. In quel periodo purtroppo mio padre si ammalò, e io ho dovuto dividermi tra il lavoro in ospedale e il distributore di benzina. Poco dopo, siamo nel ’95 quando mio padre morì, ho preso la decisione di abbandonare l’attività in paese per dedicarmi completamente al lavoro per il quale avevo studiato perchè entrambi non era possibile farli. Quindi ho lavorato dapprima a Palmi, e dopo l’accorpamento delle strutture USL in ASL sono passato all’ospedale di Reggio Calabria dove ho lavorato fino al 2010, anno in cui ho chiesto e mi fu accettato il trasferimento al San Gerardo di Monza dove tutt’ora lavoro.

oi

Perché ti sei trasferito proprio a Monza?

Essendo i miei nonni materni emigrati a Monza da diversi anni, sin da quando ero bambino approfittavo di tutti i periodi di vacanze per andarli a trovare. Quindi conoscevo molto bene questa città, che era diventata la mia seconda casa. Mi sono sempre trovato bene e ho pensato che mi sarebbe piaciuto un giorno trasferirmi definitivamente, anche per cambiare aria rispetto all’ambiente del paese. Il motivo che mi ha spinto però a chiedere il trasferimento, è stato l’aver conosciuto la mia futura moglie in una delle mie varie vacanze proprio nella cittadina lombarda. Poichè lei è un’agente di moda russa, e poichè come ben sappiamo Milano è il luogo simbolo della moda italiana, non potevo certo chiederle di venire con me a Sant’Eufemia, e quindi in quanto profandamente convinto che lei sarebbe stata la donna della mia vita, ho deciso quasi immediatamente e con molta determinazione che il mio futuro sarebbe stato qui al nord insieme a lei. Quindi è stato l’amore a guidarmi a Monza, e non una ambizione professionale, anche perchè nel mio ruolo oltre un certo livello non puoi andare a meno che non decidi di intraprendere ulteriori percorsi di studio. C’è da dire infine che sulla scelta ha pesato anche il pensare in prospettiva futura per quanto riguarda i figli visto che Monza avrebbe potuto offrir loro quello che purtroppo giù non avrebbero potuto avere. È una triste constatazione della propria terra natale ma è la verità.

Ci puoi parlare nello specifico in cosa consiste la tua figura professionale?

La mia mansione è stata sempre la stessa, anche se poi il tecnico di laboratorio può spaziare in varie discipline. Quando ho iniziato a Palmi facevo le solite analisi di routine, ma col trasferimento a Reggio nella struttura nuova ho avuto la possibilità di approciare altri ambiti come la chimica clinica, o l’auto-immunità, e fare qualcosa in più rispetto a prima visto che si avevano a disposizioni più strumenti. Qui al San Gerardo ovviamente mi si è aperto un mondo; io lavoro al laboratorio del centro trasfusionale dove ci occupiamo tra le altre cose di malattie auto-immuni, di ematologia pediatrica e adulta nella quale facciamo le aferesi, le tipizzazioni HLA e tante altre cose. Tutto questo mi ha permesso di crescere moltissimo a livello professionale grazie anche alla disponibilità e all’affetto che ho trovato da parte di diversi nuovi colleghi qui, guarda caso la maggior parte dei quali meridionali.

ppp

La sanità al sud è davvero messa così male?

La situazione sanitaria in Calabria è alquanto disastrata. Le USL sono state trasformate in ASL, quindi delle vere e proprie aziende dove il solo obbiettivo è quello di ottenere più introiti possibili a discapito quindi del servizio e della prestazione offerte, e quello è stato secondo me un errore gigantesco da parte dello Stato. Ci tengo a precisare contrariamente a quanto si pensa, che giù da noi le figure professionali valide e capaci nel fare il proprio lavoro ci sono, purtroppo spesso mancano i mezzi e le infrastrutture. Io tendo a ricondurre tutto a una colpa politica. La politica non ha mai finanziato una somma minimamente adeguata alla necessità che c’era in ambito sanitario e invece di rafforzare un sistema lo ha sgretolato. C’è sempre stato quel meccanismo di interessi loschi dietro che ha fatto sì che non si facesse mai abbastanza rispetto a quello che si poteva fare. Questo ovviamente succede anche qui al nord dove ci sono molti più interessi e molte più persone a voler fare i propri interessi, però almeno qui si riesce a garantire al cittadino i servizi indispensabili e anche qualcosa in più, giù invece non si riesce a garantire neanche il minimo assistenziale . Minino per cui tra l’altro i cittadini hanno pagato per vederselo garantire. Quando tu, Stato o Regione non riesci a garantire l’assistenza sanitaria a un tuo cittadino, hai perso. Tutto questo fa sì che quelle eccellenze e quelle professionalità di cui ti parlavo prima, sono costrette a emigrare al nord per lavorare bene, impoverendo ancor di più il sistema sanitario calabrese, e questo è un vero peccato. La politica deve intervenire e deve farlo avendo a cuore gli interessi della collettività e non gli interessi propri, e deve far si che il sistema di selezione delle figure professionali si basi sulla meritocrazia e non sulle solite raccomandazioni, o agganci e parentalismi.

mmm

Detta così pare che in Calabria va tutto a rotoli e in Lombardia vada tutto bene ma non è così giusto?

Assolutamente no. Basta pensare ai recenti scandali di Formigoni e del San Raffaele. Tra l’altro spesso si fa cattiva informazione dicendo che la corruzione in ambito sanitario è sempre colpa dei calabresi ma sappiamo non essere vero. Come dicevo prima il problema è tutto riconducibile alla politica, perchè se nel nostro territorio per esempio c’è una sola ambulanza che serve una popolazione di 30.000 abitanti in un area molto vasta, non ci si può meravigliare se qualcuno muore aspettando il mezzo di soccorso. Non per ripetermi, ma la malasanità c’è ovunque, sia al nord e sia al sud, solo che qui data l’immensa ricchezza che gira attorno a questo settore, si riesce garantire il diritto alla sanità a tutti i cittadini. Infatti c’è una migrazione spaventosa di pazienti dal meridione anche per interventi semplicissimi perchè c’è l’errata concezione che qui siano più bravi, ma non è così. Certo, ci sono molti più mezzi a disposizione, ma le terapie e i protocolli da seguire sono uguali in tutta Italia. Ti dirò un’altra cosa: quando un calabrese se ne viene qui in Lombardia a fare un intervento, anche banale, succede che tutte le spese inerenti all’ intervento e alle terapie eseguite sono a carico della regione di residenza del paziente, quindi la regione Lombardia trasmette tutte la rendicontazione alla regione Calabria che è obbligata legalmente a pagare; quindi venendo qui al nord ad operarsi non solo si arricchisce la Lombardia ma si impoverisce la Calabria.

 

E per quanto riguarda il modo di lavorare hai notato delle differenze?

Qui vedo un pieno rispetto delle regole e delle procedure da eseguire sul posto di lavoro. Giù si tende ad aggirarle queste norme, e questo non va bene, specie in un settore importante e delicato come la sanità. E la colpa non è solo di chi non ottempera a queste disposizioni, ma anche da parte degli organi responsabili al controllo, i quali spesso non sono molto vigili nel supervisionare e in caso richiamare i trasgressori. Qui al nord dopo tre richiami disciplinari rischi che ti mandino a casa, quindi ci pensi bene prima di non svolgere il tuo lavoro nel miglior modo possibile, come è giusto che sia.

Com’è essere un genitore qui al nord?

Io mi sono sposato a 45 anni, quindi in età abbastanza matura rispetto agli standard tradizionali, ma giustamente ho fatto quel passo solo dopo aver trovato la persona giusta. Sposandoti è naturale pensare di creare una famiglia e avere dei bambini. Io ho due figli, Giuseppe di 7 anni e Vittoria di 3. Fare il genitore è il compito più difficile al mondo e non te lo insegna nessuno. La prerogativa che mi sono imposto come padre è quella di far conoscere ai miei figli il mondo da cui provengo. Sono un paio di anni che non scendiamo in paese quindi la più piccola non ci è ancora mai stata, ma Giuseppe sì e devo dire che gli è piaciuto molto. Sono dell’idea che sia corretto che i miei figli debbano conoscere le origini del proprio papà e io cerco sempre di raccontare del mio vissuto in paese, dei miei ricordi e delle mie avventure di infanzia. Quello che sono, bello o brutto, lo devo alla mia formazione a Sant’Eufemia. A mio figlio parlo di giù, dei miei amici, a volte anche in dialetto perchè non pretendo che debba saperlo parlare ma almeno lo deve poter comprendere, visto anche che purtroppo col passare degli anni è una tradizione che andrà scomparendo. Credo sia fondamentale che vengano a conoscenza di quel mondo e di quel tessuto sociale che almeno qui al nord non esiste; mi riferisco a tutte le esperienze che ho vissuto per strada o all’oratorio con i miei amici. Ora non so se giù in paese c’è ancora l’usanza da parte dei bambini di socializzare per strada o in piazza, ma qui no di sicuro perchè è più facile e comodo andare a casa dell’ amichetto e giocare ai videogiochi. Quindi è importante che sappiano tutte queste cose così come sarà importante conoscere tutto quello che riguarda le origini di mia moglie perchè servirà anche da grandi sapere come due culture differenti si siano potute incontrare.

kkk

Com’era il tuo rapporto con il paese di Sant’Eufemia prima di andartene?

Giù mi trovavo benissimo. Ho avuto la fortuna di crescere insieme ai miei amici con i quali bastava poco per divertirsi stando insieme e con cui condividevamo ogni cosa, anche le più banali. Ho una passione per le canzoni di Francesco de Andrè da quando ho 15 anni e per la quale devo ringraziare il mio amico Vincenzo Papalia, e, anche se ancora piccoli, le faccio già ascoltare ai miei figli. Luigi Albanese, Salvatore Coletta, Carmelo Occhiuto, Vincenzo Papalia, Nino tripodi l’avvocato, Luigi Condina, questi sono solo alcuni degli amici che mi porto nel cuore. Purtroppo non ci sentiamo spesso, principalmente per mancanza di tempo. Magari per chi vive i ritmi del paese può sembrare assurdo, ma ti assicuro che con i ritmi di una città, gli impegni, il lavoro, i figli, arrivi a casa che hai sì 10 minuti per fare una telefonata, ma poi non la fai, e passano le settimane e i mesi e non ci si sente. Ma li ricordo sempre con molto affetto e mi capita anche di narrare alcuni episodi vissuti con loro ai miei nuovi amici qui a Monza.

Oltre alle esperienze con gli amici c’è qualcos’altro che ti piacerebbe condividere co noi?

Ricordo con affetto la creazione dell’associazione Terzo Millennio con Mario Occhiuto presidente, dove eravamo un gruppo di persone molto affiatate, di sani principi e molto valide; in questa associazione abbiamo creduto fin dall’inizio ed è stata un po’ una svolta in paese; c’è stato un dialogo per diversi anni con la ProLoco, a carnevale costruivamo diversi carri, abbiamo messo in scena diverse rappresentazioni in vernacolo grazie ai testi del Prof. Colorisco; da quando mi sono trasferito non sono molto aggiornato specie ultimamente con la nascita dei miei figli; ora so che fanno dei musical bellissimi e questo vuol dire che è richiesto un impegno ancora maggiore e per far ciò presumo che sia un gruppo molto unito di persone e di questo posso solo essere contento e congratularmi col presidente Francesco Luppino che ricordo giovanissimo nell’associazione in cui è cresciuto e di cui faceva parte insieme al padre. Un’altra bellissima realtà che ho conosciuto durante la mia breve esperienza politica come consigliere, è stata l’Agape, questa associazione che opera nei confronti delle persone più bisognose e il cui impegno e dedizione sono lodevoli. Può sembrar banale, ma anche il solo e semplice fatto di portare i disabili al mare per una settimana è una cosa che li fa onore, ma credo facciano altre attività durante l’anno, purtroppo non sono molto aggiornato.

Hai più volte detto di non essere molto aggiornato su quello che accade in paese, come mai?

Le notizie che mi arrivano da giù sono comunicate dall’amico o dal parente quando ci si sente, ma non si riesce a parlare di tutto e spesso gli unici fatti di cui si parla sono solo quelli di cronaca. Non avendo Facebook non seguo i vari profili personali delle persone, ma devo dire che con la scusa di questa intervista sono andato a spulciare gli articoli del vostro blog e devo dire che è stato un ottimo modo per aggiornarmi su quello che succede in paese. E spero di riuscire ad aggiornarmi ancora di più in futuro.

kkkkkkoooo

Dal tuo ultimo viaggio in paese che sensazioni hai avuto, come hai lasciato il paese?

Ho visto che tante cose sono cambiate, ma in peggio. Ho trovato un paese svuotato. Una mentalità retrograda che è tornata indietro di parecchi anni. Non sono solo mie considerazioni perchè se è una persona a dire queste cose puoi essere titubante ma quando parlo con decine di persone e tutte mi dicono le stesse cose allora vuol dire che è tutto vero. Sento persone lamentarsi del fatto che non ci sia lavoro, ma se già c’è crisi qui al nord figuriamoci lì da noi. L’introito più importante che si può avere in paese deriva dall’agricoltura; se non c’è la giusta mentalità di cooperare insieme sfruttando le nostre risorse non si va da nessuna parte. Non so come abbia lavorato in passato questa amministrazione, ma ci tengo comunque a farle i migliori auguri affinché svolga un buon lavoro nonostante le numerose difficoltà esistenti.

Davide Carbone

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2 pensieri su “Intervista a Mimmo Mileto

  1. Grande persona Mimmo Mileto. Ricordo con piacere i pochi momenti trascorsi assieme a lui durante la mia infanzia, nonché, il suo caro papa che, tra l’altro, ha lavorato per parecchi anni assieme a mio padre presso l’impresa Micali “Petru u cugno”. Grandi ricordi di tempi più semplici!!!

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