Sulle note del talento: Nino Carbone, il maestro della Tarantella

Dai vecchi racconti rivedo la voce quasi rauca di nonna Maria, che mi racconta di una chitarra un po’ scordata, di un organetto e di un tamburello in una fredda cantina durante le sere d’inverno. La nonna cantava, il nonno faceva stridere le corde della sua amata chitarra e gli altri fratelli accompagnavano le melodie a suon di organetto e tamburello. La musica, allora, credo fosse una fonte di comunicazione importantissima, rimarcava ancor di più quei valori che oggi vediamo quasi sbiaditi e veniva usata principalmente per esprimere sentimenti profondi quali l’amore e l’amicizia. Non a caso si narra che la musica popolare, in particolare la nostra amata tarantella, simboleggi il corteggiamento tra l’uomo e la donna.

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In età molto antica difatti, per dirsi “ti amo” o semplicemente “mi piaci”, non si ricorreva alla tastiera di uno smartphone, tantomeno ad una mail. I più fortunati (coloro i quali sapevano leggere e scrivere, ovviamente!) scrivevano lettere e biglietti alla propria “morosa” da lanciare da balcone in balcone, talvolta anche all’interno di arance o limoni. Nella tarantella “mista”, aperta quindi agli uomini e alle donne, si aprivano con maestria le danze, formando un cerchio in direzione antioraria. “U mastru da ballu”, che aveva forte potere decisionale, immetteva al centro della pista i danzatori che con piccoli passi, saltelli, e continua ricerca di un contatto con le mani, si muovevano per una durata spesso calcolata al centro del cerchio. La nonna in gran segreto, quasi facesse un torto al nonno, diceva che l’uomo roteava spesso di lato alla donna per farle quasi intendere che fosse al centro della sua vita, non solo della cosidetta “rota”.
Con il passare degli anni anche la tarantella ha subito diversi cambiamenti ed anche i giovani sembrano essere più appassionati a questa cultura popolare essendo sempre più testimoni di festival e concerti. I passi sono divenuti più svelti e decisi, l’immissione di gesti è stata quasi costante e l’atteggiamento del corpo non va più a rimarcare quello dell’uomo, talvolta duro, di una volta ma quello del maschio deciso che sa quello che vuole e che instaura un sano equilibrio con la sua compagna di ballo. Che si chiami Pizzica, Tarantella, Tamurriata o che venga suonata con organetto, zampogna, chitarra, tamburello o strumenti a corda, non importa, un vero appassionato, al ritorno della prima nota, comincia già a fremere e si butta nella mischia.
Questo è quello che un poco accade a me. Nonostante l’imbarazzo, di volta in volta, faccio quasi fatica a rimanere seduta, fremo al sol pensiero di perdermi l’eclatante ballo di famiglia, specie se il musicista, per eccellenza, è Tonino Carbone. La sua trionfante tarantella ha accompagnato, puntualmente, le feste di inizio e fine anno dalla prima alla quinta elementare, i compleanni, i pranzi e le cene di famiglia quando ci si riuniva in campagna facendo le conserve o semplicemente la classica mangiogna estiva. La sua tarantella ha emozionato la comunità durante la festa dell’Ausiliatrice, in San Bartolo, allietato i cuori durante il tratto di strada che portava da Sant’Eufemia a Polsi e emozionato grandi e piccini ad eventi di ogni genere e tipo anche nella stessa Sant’Eufemia d’Aspromonte. Tra i più celebri ricorderemo ancora, festival e minifestival in piazza Municipio o serata in piazza Vittorio Emanuele dedite in onore alla Santa Patrona.

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Quale sarebbe il modo migliore per continuare a raccontarvi questi piccoli aneddoti se non ponendo qualche domanda al talentuoso Tonino? Tonino è nato il 7 di novembre 1993 a Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria. A partire dall’età di 5 anni comincia a coltivare questa sfegatata passione per la musica e le culture popolari. Ricordo quando nella casa di campagna dei nonni “Piria”, in contrada Meladoro, ha cominciato a suonare il tamburello con un enorme setaccio con cui la nonna faceva la cernita delle olive o dei fagiolini secchi. Le bottiglie di vetro divenivano giganti amplificatori con cui ci divertivamo a cantare e recitare poesie inventate sul momento. Tonino era un grande già da allora, era uno di quei ragazzi profondamente sensibili che gioiva delle piccole cose che la sua famiglia poteva permettersi di regalargli. Erano diversi i pomeriggi in cui, insieme agli arnesi da falegname di Zio Damiano, escogitava armi per “andare a caccia” e con la sua voce squillante simulava lo sparo del fucile spaventando qualche passero fisso al filo della luce.

Tonino, quanti strumenti sai suonare?
Di strumenti ne so suonare diversi. Ho cominciato a suonare che ero molto piccolo, avevo 5 anni e sin da allora non mi sono precluso alcuna possibilità. Conosco a memoria i pulsanti dell’organetto, suono il tamburello, la fisarmonica a bocca, la chitarra, il liuto…

Da dove nasce questa tua passione per la musica?
Non so bene, in realtà. In famiglia amavano tutti ballare la tarantella probabilmente ho cominciato ad amarla grazie a loro.

Chi ti ha insegnato a suonare?
Sono stato un autodidatta. Ad orecchio riuscivo a imparare le note della tarantella e le altre melodie, fino a quando non ho deciso di iscrivermi al conservatorio. Ho frequentato le lezioni periodicamente e mi sono diplomato in solfeggio ma non ho più continuato.

Ti piace di più suonare e cantare o ballare?
Ballare, in realtà, non mi piace per niente. Amo suonare, cantare e vedere gli altri divertirsi e ballare.

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Suoni da solo o in gruppo?
Ho suonato da solo, per tanto tempo ma ultimamente amo suonare in gruppo. Insieme ad altri fantastici ragazzi faccio parte di un gruppo che si chiama “Nova Sound”. Sono dei ragazzi eccezionali che insieme a me coltivano questa passione e cercano di realizzare questo sogno.

Come si chiamano?
Sono tutti di paesi diversi al mio tranne Erika con cui passo parte delle mie serate a provare. Abbiamo:

Carmelo Filippone, all’organetto
Natale Trimarchi, alla voce e alla chitarra
Erika Luppino, anche lei di Sant’Eufemia, alla chitarra classica
Andrea Malgrega, alla Batteria
Gio Fratea, al basso
Domenico d’Agostino, alla lira e alla voce
Salvatore Briganti, alla voce
Antonella Ottinà, ballerina

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Qual è il tuo sogno più grande?
Il mio sogno è quello di diventare un cantautore e fare molta strada con la musica. L’ho desidero da sempre e spero di realizzi.

Caro Tonino, Ti auguro di viaggiare di notte e di giorno per raggiungere i tuoi palchi, di svegliarti con l’ansia fino al termine di ogni spettacolo per poi scoprire che è stato uno di quelli più belli a cui hai mai partecipato. Ti auguro di vero cuore di realizzare questo tuo grande sogno, di volare alto e di trovare la strada che cerchi oggi e sempre. In bocca al lupo!

Gresy Luppino

Per info e contatti sui Novasound, visitate la pagina: https://www.facebook.com/Novasound1/
Novasound
Arti dello spettacolo
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E chiamate ai seguenti numeri:
345 4684835 – Nino Carbone
3319560133- Andrea Malagreca
331 4523162 – Presidente Angela Gangemi

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