L’arte dell’aspromontano

Domenico Antonio Tripodi, conosciuto come “L’aspromontano”, è pittore, disegnatore, restauratore, poeta e anche musicista, fra i più completi a livello mondiale, il cui talento reca sovente l’impronta della genialità. Tripodi nasce a Sant’Eufemia d’Aspromonte, in una famiglia dove la pittura, la scultura e la musica sono pane quotidiano, vivendo la prima giovinezza in quella Magna Grecia la cui civiltà pulsa ancora nelle vene della sua gente.
La bottega del padre Carmelo, artista d’affermata fama di cui il nostro paese conserva parte delle opere, è stata la sede in cui Tripodi apprese i rudimenti della sua arte. Lo stesso artista, incontrato nella sua abitazione in via Nucarabella, ci racconta che sin da piccolo faceva del pavimento e dei muri di casa la tela su cui tracciava con un carboncino varie “pennellate” cercando di imitare ciò che il suo primo grande maestro dipingeva al cavalletto. “Mi piaceva tanto quando mio padre disegnava le anime del Purgatorio avvolte dalle fiamme. Ciò mi galvanizzava ma mi arrabbiavo perché non potevo colorare le fiamme rosse.”
Durante il periodo adolescenziale molteplici furono sia i disegni, raccolti accuratamente dalla madre e datati dal padre, sia i dipinti di paesaggi raffiguranti anche il suo paese d’origine. Nella prima opera riguardante Sant’Eufemia, “Albero sul torrente marino”, in collezione familiare a Livorno, Tripodi utilizzando la tecnica a punta di spatola è riuscito a trarre i variegati tratti paesaggistici della contrada Peras. Un altro dipinto, “Albero secolare”, è stato realizzato nella piccola frazione della Covala. In tale luogo ho avuto l’onore di andarci con l’artista stesso, il quale, con spirito compiaciuto, è riuscito a rivivere un momento emotivo importante nel riosservare, a distanza di decenni, quell’antica pianta attraverso rami della quale leggeva gli oracoli dell’azzurro cielo.

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Antonio Tripodi in contrada Covala (21/08/2017), immerso nel suo passato.

Gli studi presso gli istituti artistici toscani e lombardi, gli insegnamenti dei Maestri Albertazzi e Milani, la collaborazione con Fiume e illustri esponenti milanesi del tempo garantiscono al Tripodi un eccezionale bagaglio di nozioni teorico pratiche nei campi del restauro e della composizione pittorica. Bagaglio perfezionato grazie all’interesse per la classicità greca e per il mito. L’intreccio tra la tragicità greca e il tema caro al primo periodo pitturale, quale l’uomo nelle sue problematiche sociali, culturali e spirituali, porta all’opera il “Filosofo”.

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Il “Filosofo”, opera esposta nelle maggiori capitali del mondo (da New York a Tokio) e inclusa nella Storia della Filosofia e delle Religioni (Enciclopedia Tutto Sapere, Ed. Paoline)

Anche da questa realizzazione, per via della presenza di una colomba sotto la barba del filosofo indice del pensiero che vola via, si evince il tema caro al secondo periodo pitturale del Tripodi: la natura. “Ho osservato gli animali, specialmente gli uccelli, cogliendoli nei voli, nei giochi, nell’affacciarsi alla vita, nei rantoli della morte.” Le opere incentrate sulla Natura morta, esposte nelle maggiori città del Mediterraneo, esprimono l’accesa denuncia dell’artista nei confronti dei maltrattamenti, dei massacri, dell’estinzione e della sofferenza degli animali. Si è aperto così un acceso e positivo dibattito ecologico in scuole italiane e non solo. A Sant’Eufemia, presso l’istituto comprensivo Don Bosco, negli anni ’80, è stata effettuata una mostra di dipinti riguardanti paesaggi e animali volta a sensibilizzare i ragazzi alle problematiche della natura ferita e offesa dall’uomo distratto e incurante.

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“Fagiano morente”, opera esposta nella Biblioteca Comunale di Sant’Eufemia d’Aspromonte.

Con il terzo periodo pitturale Tripodi incontra Dante. L’astista, grazie a centocinquanta opere interpretanti la Divina Commedia, ha riportato in vita la sublime anima e il profondo pensiero dantesco e ha affermato la propria fama mondiale per via degli innumerevoli premi e riconoscimenti aggiuntisi a quelli già ricevuti dai più eminenti critici italiani e internazionali tra i quali Antonio Paolucci, Valerij Prostakoff, Eduardo Ordoñez, Lycia Santos do Castillo ecc. Nel 2005 tali opere sono state esposte nella Biblioteca Centrale di Mosca per celebrare il 740° Anniversario della nascita del sommo poeta. Nel 2007 la mostra dantesca di Tripodi avvenne nel Palazzo del Vaticano, presentata da Claudio Strinati, Sopraintendente alle Gallerie di Roma, il quale elogia l’artista con tali parole: ”(…)Il linguaggio figurativo del Tripodi è aereo, trasparente, sensibile, meditato, delicatissimo e penetrante. Il pittore scende, in effetti, alle radici dell’opera dantesca e ne rintraccia l’immane dottrina e la profonda e autentica spiritualità. Quel singolare equilibrio tra immediatezza e meditazione che caratterizza così bene la poetica dantesca, si rintraccia bene nella impostazione figurativa del Tripodi. A lui mai si potrebbe attribuire la qualifica di illustratore. Egli non illustra, infatti, ma rivive la vicenda dantesca, e la sua pittura è un bell’esempio di vicinanza tra nobili spiriti che pensano la stessa cosa in modi diversi e ritrovano una sintonia profonda a distanza di secoli. (…).”
Il Tripodi, con il suo operato critico e originale, ha scritto pagine rilevanti della storia dell’arte riuscendo a interpretare, in quanto Profeta di Dio, la spiritualità nascosta nella natura, negli animali e negli uomini. Ha valorizzato la cultura dell’Aspromonte e dell’Italia esportandola per tutto il mondo e rendendo alto il nome di un paese che deve imparare ad avvalorare le proprie ricchezze.
Concludo con una delle significative poesie che l’artista compose da bambino, periodo dettato dalla guerra.

ASPROMONTE
L’Aspromonte è il mio monte, il mio Fusjiyama.
Prima di nascere, nel grembo materno,
bevvi le sue acque sorgive
e respirai l’aria delle sue cime;
la respirai ancora prima
se l’anima ha bisogno di respirare.
Sant’Eufemia è il mio paese,
tiepido anche d’inverno
quando il fiume si gonfia e si rabbuia,
dolce, quando non lo fa amaro,
il fiele di qualche assassino.
Quando ero bambino, dal fiume,
sentivo il canto dell’usignolo
e il suono dell’acqua che correva al mare.

Fonti: Incontro con l’artista; cenni biografici; documenti e articoli ufficiali.

Giovanni Luppino

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