Reportage fotografico – Maria del Carmelo

Il culto mariano nel nostro paese ha radici profonde. Un tempo si veneravano la madonna del Rosario, la Concezione, l’Assunzione, la Beata Vergine, ma anche la madonna del Monte Carmelo, la madonna della Catena, della Purificazione, della Visitazione e del Suffragio. La venerazione della madonna del Monte Carmelo a Sant’Eufemia è legata strettamente alla nascita, nel 1936, del Terzo Ordine dei Carmelitani. Era il 16 Luglio del 1936 quando il sacerdote don Vincenzo Fedele divenne guida spirituale e direttore dell’Ordine, carica che mantenne fino agli inizi degli anni ’50. La prima presidente fu la signora Fiorina Fimmanò-Rositani, segretaria Domenica Gioffrè-Cutrì e cassiera Concettina Cutrì. Il presidente Fimmanò tenne l’incarico per 4 anni, nel 1940 gli subentrò Fortunata Marafioti, che fu in carica per 18 anni, fino al 1958. La direzione spirituale intanto passava dal sacerdote Fedele al sacerdote Antonino Messina (1951), al s. Antonio Iamundo (1988), fino a don Mimmo Caruso e ai giorni nostri. Il Terzo Ordine ebbe un ruolo fondamentale soprattutto per le donne. Difatti, le carmelitane eufemiesi costituirono fin da subito grande esempio di servizio alla vita sociale e di fede. Donne provenienti dal ceto-medio e dalla cultura contadina, artigiane, casalinghe, che si fecero rappresentanti della dedizione completa alla famiglia, alla vita di fede e alla chiesa. Si trattava comunque di un tempo in cui il ritmo della vita era scandito quotidianamente dal duro lavoro, dalla casa e appunto dalla vita religiosa. Con il tempo anche il Terzo Ordine ha vissuto la transizione delle epoche, passando da una sorta di riservatezza domestica ad una compartecipazione sociale, dalla devozione contenuta alla devozione più vivace del voler manifestare.

È anche per questo che vogliamo sottolineare la bontà dell’azione del T.O.C. eufemiese. La solennità della liturgia, la compostezza. In maniera particolare il grande lavoro delle donne del nostro paese, che da 80 anni operano con grande devozione e amore. Esse sono esempio della genuinità dell’animo popolare, dei grandi sentimenti di fede verso Maria. Non solo: hanno contribuito in tutti questi anni alla crescita religiosa e sociale del paese, nonché all’unificazione devozionale di Sant’Eufemia attorno alla figura di Maria, a dimostrazione della bontà dell’operato anche contro facili e banali campanilismi.

Il culto della madonna del Monte Carmelo è comunque un culto antico che vede la sua venerazione in tutta la Calabria. Anche il nostro paese, dunque, si inserisce nella grande tradizione del culto mariano. Sant’Eufemia ha infatti radici greche e basiliane e il culto di Maria era già presente nella nostra regione e provincia. Basta citare i tanti riferimenti carmelitani della provincia di Reggio: la chiesa del Carmine di Motta, di Rosarno, di Bagnara. Vari conventi e chiese a S.Agata, Antonimina, Cinquefrondi, Gerace, Siderno e tanti altri.
Il culto di Maria a Sant’Eufemia rivendica dunque una tradizione calabrese e reggina, ma con le sue peculiarità. Le donne come protagoniste assolute di questa rivendicazione nella continuità delle generazioni, nel nome di Maria. Nel nome della madonna che richiama alla bontà, alla pietà, alla bellezza, all’umiltà della Madre, alla misericordia di Colei dove trovano cura tutti i figli.

Arianna Basile

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