Sprazzi di vita monastica

Esiste un libro il cui titolo può impressionare: Typikon di San Bartolomeo di Trigona. Per quanto “estraneo” ci possa sembrare ha invece a che fare con la nostra storia più di quanto immaginiamo. Typikon significa canone, regola; San Bartolomeo di Trigona, invece, era un monastero basiliano, che dal 1094 al 1783 cantò messa a San Bartolo, di fronte a dove oggi di trova la chiesetta, in mezzo all’attuale rrasula di terra.
Il libro in questione, quindi, ci riporta le “regole” che i monaci seguivano: quando tenere messa, quali preghiere, cosa mangiare, ecc. Si tratta di un testo speciale, risalente al 1571. È scritto con le lettere dell’alfabeto greco, poiché da noi allora era usato solo quello, nonostante la lingua fosse “vicina” a quella che parliamo ancora oggi, con piccole differenze. Ho deciso di trascriverne alcune parti perché tutti possiate farvi un’idea del nostro lontano passato, ma vicinissimo, se solo immaginiamo che tutto questo avveniva nella nostra San Bartolo.

Brodo

sabbati et dominichi, et in li festi, se preponino ali frati du bidandi (pietanze) con oglio. Mangiano 2 volti al dì, et li soliti vasi (bicchieri) delo vino, matina et sera. Nelli altri giorni divino mangiari una volta al dì. Et la prima simana et la ultima, dapo la vespera, et li altri, inanti la vespera, et martidì. // et giovedì, dui bidandi: la foglia con oleo, la ligumi cotta senza oleo et brodo.

Fica

Per tutta la simana se va ad mensa dapo la vespera. Et quando se fa la proighiasmena (messa che si canta ogni mercoledì e venerdì della quaresima), et se dona ad ognuno deli frati la mità de lo pane et frutti granati, et circa cinque fica. Et lo mercuri inanti questi, et fogli crudi, et passuli, et uno vaso (bicchiere) di una oncia di acqua. Et lo simili se fa lo giovedì. Lo venneri, con li prefati (?) se dona li coliva (grano cotto con uvetta e mandorle???) de santo Teodoro, con granati, nuci, amendoli et meli: et questi con….

Visto che siamo in piena quaresima, chiudo con questo frammento che è anche il mio preferito:

Vino

mercuri et venneri de tirofàgu (ultima domenica del Carnevale), mangiamo una volta et pisci, et menestri con oglio, et vino delo meglio. Et un poco de caso: et questo ne fo dato in osservanza ab antiquo (dall’antichità) dali patri, per alconi airesei (eresie). Nelli altri tutti mercori et venneri, né caso, né ovo, né pisci se divi mangiari, senza esseri festa o venuta di amici…
Ala grande quatragesima (prima domenica di quaresima) la regula è questa.

Quando leggo queste parole mi viene da pensare a quanta storia sia trascorsa sui luoghi dove oggi viviamo. Questo testo ci ricorda che la nostra comunità non è nata ieri, che non è sempre stata italiana, che le nostre radici traggono linfa da un mondo che oggi stentiamo a riconoscere.
Il terremoto del 1783 distrusse, dopo 7 secoli, il monastero di San Bartolomeo di Trigona, privandoci della sua testimonianza storica e culturale. Non possiamo che farci un’idea di ciò che fu grazie a questi sprazzi di lontana quotidianità. Da eufemiese fiero della mia terra vorrei che quel monastero non fosse mai caduto.

Freedom Pentimalli

COSA VEDERE A SANT’EUFEMIA D’ASPROMONTE

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