Alla violenza rispondiamo con l’amore

“Viviamo in un mondo in cui ci nascondiamo per fare l’amore, mentre la violenza e l’odio si diffondo alla luce del sole”. Queste parole di John Lennon, anche se nella loro semplicità, racchiudono un grande realtà. La violenza e l’odio dominano e avvelenano tutta la società, le famiglie, i singoli. Ai tempi d’oggi, come da sempre, si è quasi più propensi a preferire la violenza all’amore: ci sentiamo più forti nell’arrecare danni ai nostri prossimi; si ha più coraggio nel commettere del male piuttosto che nell’amare. Siamo, in fondo, il retaggio di una società dove le guerre erano benedette dalle religioni stesse, mentre era l’amore a suscitare scandalo. Tra i computer, i cellulari, le notizie date dai telegiornali, immagini o video che spopolano su social network e siti web, sentiamo spesso parlare di violenza. Ma cos’è la violenza? La violenza è il nostro modo sbagliato di comportarci, perché la violenza non è solo commessa, ma anche favorita, assecondata; è imposizione esterna sull’altro individuo perché si vuol far prevalere il proprio modo di vivere, di pensare oppure per il semplice gusto di arrecare danno, magari per dimostrare una “superiorità” che esiste solo nelle menti di coloro che commettono violenza. Quello della violenza non è un fenomeno che contraddistingue solo la nostra epoca: la violenza c’è sempre stata e da sempre corrode la società, in ogni sua manifestazione. Ogni giorno si verificano atti violenti, dei quali noi possiamo essere spettatori, uditori, vittime o protagonisti. Siamo in grado di fare del male al nostro prossimo, picchiare, uccidere, Far Esplodere Bombe, distruggere macchine, ma quando si tratta di rimboccarsi le maniche, di unirsi nella lotta contro tutte queste forme di violenza, è lì che, forse per paura, forse per mancato interesse, restiamo in silenzio, portando la nostra società ad affogare nel mare dell’indifferenza.

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Le mani di Valerio sono quelle di chi vuole costruire. Le sue mani sono quelle di ogni lavoratore onesto.

La persona violenta utilizza lo strumento della forza perché non è capace di gestire la situazione in altro modo. Alla base di questi atti di violenza, credo ci sia una sola spiegazione: la scarso valore dato alla vita, all’esistenza dell’uomo e al rispetto dello stesso, che nasce proprio dalla concezione che vede l’uomo padrone del mondo, centro dell’universo, capace di disporre la realtà a proprio piacimento. Lo scorso venerdì notte la nostra comunità ha assistito ed è stata vittima di uno di questi atti di prepotenza e prevaricazione da parte di persone che, vigliaccamente, si nascondono, turbando la serena convivenza: mi riferisco all’ordigno esploso in una pizzeria del paese, attività avviata da pochissimo tempo dopo tanti sacrifici, ma con profonda passione. Come tutti sappiamo, Valerio, il proprietario, non è altro che un giovane che, quotidianamente, cerca di mandare avanti la propria famiglia, per non far mancare nulla ai suoi tre bimbi. Un ragazzo che fa il proprio dovere, accogliendo sempre col sorriso i clienti. E mi chiedo perché al suo sorriso abbiamo risposto con un tale gesto? Perché impedirgli di continuare a realizzare un sogno da sempre inseguito? Non è possibile che la comunità civile impegni risorse ed energie per costruire un qualcosa utile per il bene comune e che poche persone, agendo nell’ombra, la distruggano. Ma da questa “fine” deve avere inizio il nostro impegno: la responsabilità è anche nostra e tutti noi, insieme, dobbiamo impegnarci per spezzare la catena di violenza.

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Alla brutale violenza rispondiamo con il sorriso di chi riparte.

Ricordiamoci che, in questi casi, non basta provare compassione, bisogna agire. È importante, lo è soprattutto per noi giovani, non restare in silenzio, perché il silenzio è sinonimo di indifferenza o di rassegnazione. Ed è maggiormente un sentimento di compassione mista a rassegnazione che ho intravisto nella nostra comunità. Ma noi, cittadini eufemiesi, dobbiamo dimostrare di non essere né indifferenti né rassegnati. Vogliamo forse accontentarci dell’etichetta, spesso affibbiataci, di “piccolo paesino del Sud, dove fenomeni come la ‘ndrangheta, omertà, subcultura, violenza dominano incontrastati”? Credo fermamente (e non sono di parte) nel potenziale della nostra comunità, capace di cooperare in sinergia per costruire realtà solide e migliori, cessando di passivi, ma diventando protagonisti. Rompere il silenzio è il primo passo per innescare la rivoluzione. La rivoluzione è l’arte del sognare insieme. E noi, giovani e non, per il nostro paese sogniamo, anzi pretendiamo, un luogo in cui l’amore, la pace, la concordia possano diffondersi alla luce del sole e la violenza cessi, senza provocare più dolore. Sogniamo un luogo senza più paura, dove questi metodi che generano violenza siano soppiantati dalla concordia e della collaborazione fra tutti i cittadini; dove, siano la pace e la giustizia ad avere il sopravvento. Sogniamo un luogo in cui, con responsabilità, ci impegniamo nella realizzazione di una società volenterosa, leale, giusta, capace di dare vita a qualcosa di positivo per il nostro futuro e, principalmente, per il futuro dei nostri figli. Perché se un bambino nasce nella lealtà, imparerà a camminare sui passi della giustizia, ma se nasce nell’ostilità imparerà solo ad aggredire, a generare altra violenza.

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E’ l’amore che salverà il mondo!

Alessia Coletta

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