S-cetty-ca: bufale figlie della disinformazione.

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«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità», la nota frase del gerarca nazista Joseph Goebbels costituiva una delle numerose strategie del regime per ottenere il consenso delle masse. È così semplice lasciarsi abbindolare? Purtroppo si, specie oggigiorno, in cui sembra disputarsi una gara. Una vera e propria competizione, il cui vincitore è chi riesce a diffondere la notizia per primo, con il solo fine di ricevere attenzioni. Come colpire? Disorientando l’opinione pubblica. Mediante foto o video allarmistici viene catturata l’attenzione del lettore, il quale, mosso dalla curiosità, apre la scoop e ha l’impulso di condividerlo su Facebook o altri social network senza verificarne l’attendibilità.

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Ed ecco il motore che muove questa rubrica dal nome “S-cetty-ca”, mirata all’informazione. Essa nasce con lo scopo di porre fine a pensieri inverosimili, generati da notizie infondate che assediano il pensiero comune, tanto da diventare oggetto di discussione tra i paesani. “Hai sentito la notizia?”, “Hai visto su facebook?”, “Se è stata condivisa da così tante persone e ha così tanti like, non può non essere vera!”, è così che una fandonia si propaga a macchia d’olio. Aggiungendo poi che non tutti i paesani sono “social” e che ci sono ancora le buone e vecchie abitudini di intavolare conversazioni basate sul sentito dire, sulla scia di “Cu cunta metti a giunta” si potrebbero mettere in piedi film a dir poco avvincenti che non avrebbero nulla da invidiare a quelli trasmessi in tv. La tecnologia ha ridotto i tempi di diffusione e alzato di gran lunga il livello di rischio della cattiva informazione. Come un virus dalla rete si insedia nel nostro computer senza barriere, allo stesso modo una falsa notizia lo fa tra le voci di paese. Sulle orme del cartone animato Bamse, orso smonta bufale nato in Svezia per educare i bambini sulla scelta delle fonti, cercherò di smentire tali voci lasciandomi guidare dalla Dea Verità, augurandomi possa essere un piccolo passo verso un percorso di riflessione.

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-“L’ho letto su Internet.” – “Ma, hai verificato la fonte?”

Al giorno d’oggi è molto comodo ed immediato mettere in circolo “notizie avvelenate”, basta un po’ di fantasia e un semplice click. Posto che le bufale non sono una novità e sono sempre esistite, allarmante è il modo in cui la gente quotidianamente, senza un minimo di giudizio, condivide tutto ciò che il web, sprovvisto di filtri, lascia passare. Mi è capitato, non di rado, di sentire e vedere pubblicate notizie letteralmente folli e decisamente poco credibili. Il che può essere accolto in termini di fiducia ed ingenuità, ma non deve essere giustificato, bensì rigettato con un minimo di accortezza in più. Parlare senza cognizione di causa, accollandosi frasi e pensieri di complottisti, non fa altro che rendere sempre più profonda la spirale che risucchia dentro un universo parallelo di illusorietà e falsità. I riflessi condizionanti di questo universo, portano al conformarsi a realtà surreali, trasfigurate, che tendono ad annebbiare la ragione. Non per nulla i casi più originali di bufale trattano temi sociali importanti che dovrebbero essere presi con le pinze. Mi riferisco alla “questione migranti”, alimentando pensieri razziali anziché sensibilizzare l’opinione pubblica sulla discriminazione; la “politica”, sicuramente molto cambiata nel corso degli anni, ma non per questo oggetto ricettivo di infamia; la “medicina”, oggi diventata, grazie ai molti spazi ad essa dedicati, oggettivamente valida per tutti i casi possibili, senza valutare i casi a sé. Si enfatizza su problemi di vita che possono far aggrappare a speranze infondate, a cure che potrebbero essere letali, o addirittura possono sfociare nella rassegnazione. Insomma, siamo diventati anche medici di noi stessi! Grazie o a causa di articoli dediti alla salute a dir poco fallaci, ma non è questo il punto. Prendo come esempio questi temi, perché forse ci hanno toccato più da vicino recentemente, ma ce ne sono tantissimi altri che tratterò più in là in modo approfondito.

Un ruolo rilevante in seno alla questione trattata è rivestito dal mutare delle generazioni e dei mezzi adoperati. Oggi, siamo figli dei mass media, della comunicazione di massa e dell’interconnettività, ma più di tutto siamo figli del web. L’introduzione di un motore di ricerca che permette di essere sempre informati è il centro generatore e gravitazionale di tutto. Ciò nondimeno parliamo di un’arma a doppio taglio: è vero che internet apre una finestra sul mondo dell’informazione, ma è anche vero che può aprire una porta ancora più estesa all’ignoranza.

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Il problema di fondo è che le nuove generazioni tendono ad essere indifferenti al mondo circostante e cosa peggiore, sembra che ad essi manchino gli strumenti culturali e la sensibilità per comprendere criticamente. Ciò significa non essere in grado di sviluppare una propria idea razionalmente fondata, senza standardizzarsi sulla recezione passiva di luoghi comuni.

In sostanza non siamo in grado di riflettere ed essere selettivi, distinguere ponderatamente ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e non per mancanza di intelligenza ma per inerzia. Sebbene oggi tutto è così semplice e basta rivolgersi al dottor google per cercare una verità, ci accontentiamo del beneficio del dubbio. È meno impegnativo credere di disporre di fonti affidabili, piuttosto che meditare ed avere maggiori certezze tramite documentazione. Non c’è desiderio di conoscenza, non c’è curiosità, ci si ferma alla prima notizia trovata facendola propria o cosa peggiore ci si auto convince della sua veridicità. La gravità è direttamente proporzionale al menefreghismo di chi non vuole sentire altro al di fuori del proprio pensiero. In relazione a questo, in una puntata di “Quante storie”, Zygmunt Bauman, grande sociologo e filosofo polacco, che ci ha lasciati da poco, ha parlato di “Echo chamber”. Espressione molto usata dagli anglosassoni con riferimento a una stanza chiusa in cui ognuno sente solo le voci con le quali concorda, escludendo l’ipotesi di andare in un’altra camera per sentire il parere di altre persone. Forse per paura dell’ignoto, per evitare di essere destabilizzati o disorientati. Eppure basta un minimo di desiderio di sapere per varcare quella porta e confrontarsi con opinioni diverse. Non è con la noncuranza che si vince l’incertezza. L’unica arma capace di distruggerla è la conoscenza. Certo è, che bisogna compiere un lavoro enorme per fare in modo che le persone imparino a distinguere, a informarsi meglio, a criticare non le cose con le quali non sono d’accordo, bensì quelle palesemente fatte male e che hanno lo scopo di infangare una società già sofferente.

Cetty Scarcella

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