Sant’Eufemia e il lavoro: “un paese per vecchi”.

Nel famoso film, vincitore di tantissimi premi “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Cohen, con protagonista il grande Javier Bardem, si celebra grandiosamente la dimensione sognatrice, sorprendente e per questo anche del tutto casuale dell’esistenza umana, nonchè la sperimentazione ed esaltazione tragico comica e incalzante dello spirito giovanile della vita. Qui il famoso e meraviglioso dialogo tra Chigurh (Bardem) ed il vecchio della stazione di servizio. Purtroppo però, di Sant’Eufemia tutto possiamo dire tranne che non sia un paese per vecchi. A tal proposito, abbiamo cercato varie statistiche demografiche riguardanti Sant’Eufemia, la sua popolazione, la popolazione maschile e quella femminile, la percentuale di nati e morti, e più in generale la pesante perdita demografica rispetto ai precedenti decenni, con un picco decisamente negativo tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso. Flessione demografica che è ancora in corso, e nella quale in realtà, si evidenzia un dato perlopiù comune a tutta l’Italia. Difatti, l’Italia è un “Paese di vecchi”. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, al 1° gennaio 2015 ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani. Di questi, 55,1 persone in età non lavorativa ogni 100 in età lavorativa. Inoltre, nel Mezzogiorno i valori della decrescita demografica e della speranza di vita si confermano al di sotto della media nazionale.

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Esiste una “spaccatura generazionale” che riguarda non solo l’occupazione, ma anche il fronte anagrafico.

Questa sorta di arena dove assistiamo al “Giovani VS Anziani” ha portato dunque l’Italia e in particolare il Meridione ad una perdita demografica imponente. Come negli anni successivi al secondo dopo guerra, anche oggi dal Sud partono centinaia e migliaia di giovani in cerca di lavoro e stabilità. La mancanza di prospettive, di lavoro, di sicurezza economica e territoriale, e la totale assenza di politiche per lo sviluppo economico e culturale del Meridione rende questo fenomeno sempre più in ascesa.

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I giovani del Sud sono i nuovi emigranti. Circa l’84,4% sarebbe disposto a trasferirsi ovunque pur di trovare un lavoro.

Ritornando alla nostra cittadina, il trend dell’evoluzione demografica di Sant’Eufemia rispecchia pienamente quello del Meridione, sottolineando però un aspetto del tutto nuovo, quale quello di una certa stabilità demografica, degna dei periodi più bui dell’Ancien régime. Tralasciando gli aspetti epidemiologi di quel periodo storico, come nell’Antico regime, Sant’Eufemia vive da almeno un decennio una preoccupante stabilità demografica, con un incremento notevole di anziani e poche coppie che decidono di unirsi in matrimonio e fare dei figli, formando così nuove famiglie.

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Evoluzione demografica di Sant’Eufemia dall’Unità d’Italia ai giorni nostri.

 

In buona sostanza nel nostro paese non c’è spazio per noi giovani. Non esistono spazi che possano stimolare la nostra crescita, umana in primo luogo e professionale poi. Sant’Eufemia vive da anni scelte politiche scellerate e prese da persone incompetenti, scelte queste che hanno reso il nostro paese da finestra e ponte tra il mare e l’Aspromonte, a paese isolato e chiuso in se stesso.  Per questi motivi Sant’Eufemia si trova dinanzi ad una totale desertificazione industriale, con un mercato del lavoro assente in ogni ambito e totalmente disinteressato e inaccessibile nei confronti dei più giovani. Dunque, è lecito domandarsi per quale strana ragione il tema del lavoro sia oggi completamente nullo e fuori dal dibattito politico eufemiese, come se  il tutto fosse così tanto imbarazzante da essere lasciato al caso e alla fatalità dei destini di ognuno. Come si fa a non pensare e a non chiedersi del perchè, noi giovani del Sud, quindi giovani di Sant’Eufemia, siamo una “generazione fuga”? Bisognerebbe affrontare di più e seriamente questa questione. Nel nostro paese ci sono giovani con idee e con grande senso del dovere e del sacrificio. Vorremmo perciò, avere degli amministratori che riuscissero ad intercettare di più questi bisogni, che pensassero di più al nostro futuro, analizzando proprio insieme a noi giovani, veri e propri progetti di sviluppo economico e sociale del paese e del territorio. Occorre, ad esempio, puntare forte su un nuovo modo di fare agricoltura, inserendo nuove idee e giovani competenti, incentivando così una formazione del lavoro ed uno sviluppo agricolo biologico ed ecosostenibile. Ma noi, abbiamo un piano di sviluppo di agricoltura 2.0? Abbiamo un progetto di turismo sostenibile ed equo? Riusciamo a valorizzare la nostra enorme e ricchissima tradizione culturale? (greca, romana, bizantina, spagnola, risorgimentale). La nostra ricchezza agro-alimentare e gastronomica? Se la politica non si preoccupa e occupa di queste cose, ma di cosa si occupa?! Cosa fa?! Sarebbe quanto meno positivo un tavolo di confronto insieme ai tanti giovani del paese che si chiedono i perchè di tutto ciò non trovando mai risposte significative nelle istituzioni, e magari anche insieme ai tantissimi che sono andati via. Così, per capirne i motivi, le speranze, le diverse prospettive. Siamo consapevoli della difficoltà del tema, dato che è l’ Italia tutta a viverlo, ma non è ammissibile che a Sant’Eufemia nessuno parli di lavoro e di giovani. Bisogna con forza tornare a farlo. Bisogna, con forza, tornare a parlare di lavoro, lavoro e lavoro. Perchè Sant’Eufemia deve ritornare ad essere un paese per tutti, e non solamente un paese per vecchi.

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Gli ultimi dati Istat sul nostro paese evidenziano questa “stabilità demografica”.

Francesco Martino

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