Două beri și patru pahare

Che il momento storico non sia dei migliori è cosa evidente a molti. Difficoltà economiche e sociali fanno della nostra realtà un mix in precario equilibrio, dove il camminare sull’orlo della crisi di nervi è questione quotidiana. In questa situazione è facile veder nascere la necessità di individuare un capro espiatorio, colui sul quale addossare tutte le colpe per la mancanza di lavoro, ad esempio. Il capro espiatorio coincide spesso con l’anello debole della catena: l’immigrato.
Negli ultimi giorni si è diffusa la voce secondo la quale gli immigrati, oltre a rubare lavoro, porterebbero anche malattie. Sarà per via della paura causata dalla meningite, immagino. Fatto sta che si tratta di una cazzata, infondata fino a prova contraria. Ma bisogna fare attenzione alla latente intolleranza allo straniero che striscia nell’opinione comune, è una polveriera che potrebbe scoppiare da un momento all’altro con esiti tragici.
A ben vedere, l’immigrazione è una ricchezza. Innanzi tutto è evidente che se degli stranieri vengono nella nostra terra è perché vedono una certa ricchezza (noi riusciamo a vederla?). In secondo luogo, sul piano culturale ci sono mille potenzialità inespresse.
Prendiamo ad esempio Sant’Eufemia d’Aspromonte. Quattromila anime, tra le quali si sono aggiunte negli ultimi 20 anni molti immigrati, di nazionalità per lo più bulgara, rumena e albanese. Ma del passaggio di queste persone (migliaia) cosa è rimasto? Siamo stati in grado di dar loro la possibilità di esprimere la loro cultura? Come li abbiamo accolti? Cosa abbiamo imparato noi da loro? In ultima analisi: c’è stata integrazione?
La risposta è no. Questi flussi migratori sono serviti a dar braccia all’Aspromonte e mani alle badanti. Si è sfruttato l’apporto economico di forza lavoro, mentre l’aspetto culturale è stato colpevolmente sterile.

Il potenziale multiculturale delle nostre realtà è enorme. Si tratta di una pentola a pressione che cerca una valvola di sfogo. Ognuno di noi possiede quella valvola. Anzi, due: le orecchie. Basta chiedere. Conoscete un immigrato? Fatelo parlare, fategli domande, chiedetegli della sua terra, vi dirà che è bella e dannata e che un giorno vorrà tornarci (questa definizione la sento particolarmente mia, dato che, alla fin fine, sono un emigrato anch’io). Loro non vedranno l’ora di “sfogare” un bagaglio di storie e di luoghi migliore di qualsiasi soap opera nostrana.

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Grazie ad un po’ di curiosità e ad una conviviale compagnia ho fatto un corso accelerato di rumeno. A Sant’Eufemia d’Aspromonte. Al bancone di un bar. Vi lavora infatti una bella signora che da anni ormai gira le pendici dell’Aspromonte in cerca di una vita migliore. Dopo aver conosciuto il sud della Romania viaggiando dietro le sue parole, mi sono detto che era il caso di brindare per l’occasione ordinando in rumeno: două beri și patru pahare, ossia, due birre e quattro bicchieri.
Naturalmente è stata lei ad illuminarci, insegnandoci prima a contare fino a cinque e poi perfezionando la nostra pronuncia. Il giorno successivo siamo arrivati a dieci. Non birre, al numero intendo. E lei si mostrava soddisfatta, nel frattempo, dei progressi fatti dagli alunni. Un’immigrata, che nella concezione italiana corrente è colei che viene solo a prendere soldi e andarsene, si è trovata nella condizione di dare, pagando con una moneta diversa ma, a ben vedere, ugualmente ricca: quella della conoscenza.
Non è forse l’ascolto il principio dell’integrazione? Sfido a metterlo in dubbio. Grazie all’ascolto si innesca quel meccanismo reciproco di dare e avere che arricchisce qualsiasi società. E perché anche la nostra non resti sterile di fronte a tanta ricchezza, auguro ad ognuno di voi di usare bene le orecchie.
Ciao! Anzi, La revedere!

PS: a Sant’Eufemia d’Aspromonte nella prossima primavera si terranno le elezioni per rinnovare il consiglio comunale. Il blog Pont’i carta invita le future liste che intendono candidarsi ad esprimersi in campagna elettorale riguardo questo tema, ossia l’integrazione delle comunità di migranti che risiede stabilmente nel nostro paese. Nella speranza che l’invito venga preso in considerazione, il blog metterà comunque a punto una serie di proposte, a partire dalla giornata italo-bulgara-rumena, nella quale coinvolgere gli immigrati nella rappresentazione dei loro balli popolari e nella preparazione di cibi tipici per conoscere la loro arte culinaria.

Freedom Pentimalli

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