A festa di Cerasi (la festa delle ciliegie)

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Foto di Pasquale Arbitrio, 24 maggio 2013

La giusta dimensione dei ricordi mi proietta qui, qui dove non è concesso arrendersi per aver perso la maggior parte degli abitanti della zona in poco tempo ,a distanza ravvicinata, l’un dall’altro. Qui dove le sensazioni sono vive, il colore delle ciliegie rosso, l’erba dei campi verde, il profumo dei fiori antistanti alla piazza così forte da far venire i capogiri e, quasi per magia, un segno di amore e devozione avvolge la stele di Maria. A San Bartolo ogni ricordo non si affievolisce, non diventa tenue ma forte, vivo e rigoglioso come le piante di ulivo che si incontrano per strada o durante la processione specie per chi, come me, vive in prima persona un’infanzia legata al suono della campana, ai giochi, al cibo tipico cucinato sulla brace, alle preghiere recitate in poco più di un’ora, alla riffa finale del quadro dove noi bambini facevamo a gara per parteciparvi, alle ginocchia sbucciate, agli incontri con il mio caro amico Antonio Petrolino che, dopo aver stressato sui banchi di scuola al mattino, pazientemente e per l’ennesima volta, mi spiegava come risolvere i problemi di geometria per il giorno dopo ma soprattutto all’intramontabile amore di coloro i quali, ancora ora, a distanza di anni ti abbracciano e ti sorridono dopo avergli spiegato “a chi appartieni”. Il mio, ancora una volta, è un elogio. Un elogio a chi non si mai stancato di vivere, anche nel momento in cui la vita lo ha messo a dura prova. Un elogio a chi mantiene pulita la propria area dimenticandosi che, anche quest’anno, la nostra Ausiliatrice non sarà sfilata tra le immensità del creato. Un elogio a chi non c’è più ma continua a vivere dentro me e dentro ognuno di noi, a chi c’è ma è assente per motivi vari. Un elogio In ricordo a Cosimo Luppino, Peppina Bruno, Antonino Forgione, Nino e Ninuzzo Caruso, Domenica Pinneri, Francesca Maria Condina, Diego Fedele, Peppuzza Crea e ultima, non di certo, per ordine d’importanza, Patrizia Pillari.

Un ringraziamento particolare va a  Pasquale Arbitrio, fotografo scillese, che da anni ormai, immortala la gioia e l’emozione del popolo San Bartolese in momenti di profonda devozione. Grazie soprattutto, per avermi fatto scegliere una delle sue bellissime foto e per avermi autorizzato a postarla nell’articolo.

Tutti l’anni, da figghiola, nto misi i maggiu na strata percorria,

chiddha chi jiva pe San Bartulu, Medaloru e poi Ceddhia.

U misi alla Vergini Ausialitrici dedicatu,

pe nui tempu misericordiosu e tantu onoratu.

A fiancu di la Beata tanti devoti,

chi recitavinu canti, preghieri e cuntavinu puru fatti di tempi remoti.

chi eu era, ancora, picciula quandu li canuscia,

ma mi restaru ‘mpressi,soprattuttu, la duci Micuzza e la brava Francisca Maria.

Li genti non si cuntavinu, com’ora, ‘nta lu  parmu di la manu,

e tutti giojivinu pe lu jornu sanu.

Mi ricordu Patrizia chi canzuni cantava,

a Franca la panimanza, a so zia e a so soru Maria chi la madonna di la cona calava e poi ‘nchianava.

E, mentri li cerasari fiurivinu e profumavinu

nui cotrari a palluni e a muccia jocavimu ,

finu a quandu di lu chianu riuniti cu gioia e allegria

a lu sonu di la campana gridavinu: “EVVIVA MARIA!!”

La prucessioni partiva e tutti aprivinu li casi e li cori

E quanta genti c’era prima mi ndi dassa e pemmi mori.

Livari livari l’erba mpaticavinu

E, nu atri canagli lu stendardu ndi alternavimu e a spassu portavimu.

La prima tappa era Ceddhia, aundi c’erinu u bon’anima du nonnu e la nonna mia

la sorgenti cu l’acqua chi calava,

e na casciceddha i birra chi  Coscimu “u furnaciaru” ‘nta la gebbieddha rifriscava.

La fuddha calava a Meladoru e ndi Ninu “Pirija” si fermava,

nci mentiva li sordi a la Madonna e nta la cugnata Peppina a littarìa li mandava,

idda spettava bella dirizzata cu lu muffu davanti la via,

e partiva,poi, appressu a la Vergini Maria.

A lu fruntari ndi Roccu e ndi Femia la vara veniva ppoggiata

e cchiu gghiusu la Madonnuzza si fermava ndi Vicenzu Pintimalli e la so sposa adorata.

‘Nto frattempo ndi Ninuzzu Maria rrivava,

e iddu cu garbu li genti, unu a unu, stringiva e salutava,

finu a quandu a n’atra tappa fissa ndi vicinavimu,

e cu li ceraseddhi di Ninu Carusu nui, tutti, ndi deliziavimu.

Calavimu a la missa in cuntentizza

e spettavimu la mangiata di carni cu ‘ddu satizza .

Prima i cumincia u banchettu cu l’abbuffata,

la ditta Foti cuminciava cu li fochi la parijiata:

la supervisioni mettiva Salvatori insiemi a la so professionalità

E Mianu cuntrollava cu la so umiltà.

Vinu i N’zinu, ogghiu i Zagarella, crispeddi da Ze’ Ntona,

mentri la Ze’ Femia di lu professuri Crea portava na torta bona.

Ciccia i Decuzzu  tavuli e tovagghi preparava,

e la signorina Grazia nta nenti lu tavulu pparecchiava.

La nonna Peppuzza n’cuna macchietta cumbenava

e ‘ntantu lu restu di li fimmini casu e ‘nsalata tagghiava.

ca panza chjna a casa poi ndi cogghivimu,

e da sempri cu nu ritu concludivimu

Cu organettu e tamburellu  Ninu Carboni  ‘ttaccava

e na bella tarantella ogni petra da via si ballava.

A cura di: Gresy Luppino

Parafrasi:

Tutti gli anni, nel mese di maggio, una strada ho percorso. Quella strada che va verso le contrade di San Bartolo, Meladoro e Cellia. Il mese di maggio alla Madonna Ausiliatrice dedicato per noi tempo misericordioso e tanto onorato. Al fianco della Beata tani devoti che, cantavano canzoni Sacre, recitavamo preghiere e raccontavano fatti di tempi remoti. Io, ero piccola, quando li ho conosciuti ma nella mia mente, non svanisce facilmente il ricordo della dolce Micuzza (Domenica Pinneri) e della brava Francesca Maria (Francesca Maria Condina). Le persone non si contavano, come ora, sul palmo di una mano e tutti gioivano per l’intero giorno. Mi ricordo Patrizia (Patrizia Pillari) che canzoni cantava,  Franca (Francesca Luppino), sua zia (Tita Pillari) o sua sorella Maria (Maria Pillari) che la Statua della Madonnina scendeva dall’altarino e la poggiava nella vara.  Mentre gli alberi di ciliegio fiorivano e profumavano, noi piccoli a pallone e a nascondino giocavamo fino a quando, dalla piazza antistante la chiesa tutti riuniti, felicemente, al suono della campana che annunciava l’inizio della processione urlavamo “EVVIVA MARIA”. La processione partiva e la gente della zona apriva le proprie case e i propri cuori e tanti abitanti  c’erano prima che la morte li chiamasse a se. Tra gli uliveti a passo svelto l’erbetta schiacciavamo mentre e noi ragazzi facevamo a gara per portare lo stendardo con il denaro offerto in onore alla Madonna. La prima tappa era Cellia dove ci aspettava la buon’anima del nonno e la mia nonna, la sorgente con l’acqua che scendeva e delle bottiglie di birra che Coscimu “u furnaciaru” (Cosimo Luppino) metteva dentro la vasca per far rinfrescare. La folla scendeva poi, verso contrada Meladoro e si fermava presso l’abitazione di Nino “Pirìja” (Antonino Forgione) lui, metteva del denaro nello stendardo della Madonnina e dalla cognata  Peppina “a littarìa” (Giuseppa Bruno) spediva la Beata Vergine Maria, lei vestita bene con il foulard al collo, aspettava la vara davanti la via di casa sua e poi si univa alla processione. Allo scendere, dalla stessa strada, dal Signor Rocco (Rocco Pentimalli) e sua moglie Eufemia (Eufemia Pentimalli)  la vara veniva poggiata e, più giù, li attendeva Vincenzo Pentimalli insieme alla sua adorata sposa Maria (Maria Monterosso). Nel frattempo da Ninuzzu (Antonino Caruso) Maria arrivava e lui, uno a uno stringeva la mano e abbracciava le persone che vi si fermavano da quelle parti fino a quando, a un’altra tappa fissa ci avvicinavamo e con le ciliegie di Nino Caruso (Antonino Caruso) ci deliziavamo. Scendevamo a Messa contenti e aspettavamo la cena a base di carne rossa e salsicce; prima del banchetto con l’abbuffata la ditta Foti metteva in atto lo spettacolo pirotecnico sotto la supervisione e la professionalità di Salvatore (Salvatore Foti) e Mianu (Damiano Luppino) con la sua umiltà controllava che tutto andasse per il meglio. Vino di Enzino (Vincenzo Pillari) Olio dei Zagarella (proprietari della zona di San Bartolo) crespelle della zia Antonia (Antonia Luppino) mentre la zia Eufemia (Eufemia Condina), moglie del professore Luigi Crea preparava una buona torta. Ciccia (Francesca Condina) moglie del defunto Decuzzu (Diego Fedele) tavoli e tovaglie portava mentre la signorina Grazia (Grazia Condina) il tavolo velocemente apparecchiava e sistemava. La nonna Peppuzza (Maria Giuseppa Crea) con qualche fatto curioso ci faceva ridere a crepapelle e il resto delle donne tagliava salumi, formaggio e insalata. Con la pancia piena verso casa ci dirigevamo e, da sempre, con un rito concludevamo con organetto e tamburello Nino Carbone (Antonino Carbone) cominciava a suonare ed ogni pietra della via la tarantella iniziava a ballare.

COSA VEDERE A SANT’EUFEMIA D’ASPROMONTE

 

 

 

 

 

 

 

 

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