Prevenzione o tragedia

Il 17 novembre scorso un importante sisma ha colpito Lefkàda (o Lèucade), isola greca del mar Ionio. L’ipocentro del terremoto è stato calcolato ad una profondità che va dai 6 ai 10 chilometri, mentre sulla scala Richter la magnitudo ha fatto registrare un 6.0. Come spiegano gli scienziati, non si è trattato di un sisma particolarmente forte, ma la ridotta profondità del suo ipocentro ha aumentato notevolmente la sua capacità distruttiva.

Dati

Cosa c’entra quel sisma con noi? Può non significare nulla o può significare tutto. Vedendo le immagini che mandava la TV mi è sembrato di riconoscere al volo i luoghi, come se li avessi già visti. In realtà non sono mai stato su quell’isola. La risposta è un’altra: la fisionomia di quei luoghi è incredibilmente simile a quella della provincia di Reggio Calabria. Si tratta di un’isola che ha al suo centro geografico il monte più alto, dal quale scorrono giù delle fiumare, lungo i versanti delle quali ci sono tanti paesi e paesini.

Possibile scenario 2 Possibile scenario

Non si tratta di giocare col destino o “portare jella”: se pongo l’attenzione sul pericolo che un sisma, anche modesto, rappresenta per le nostre comunità aspromontane è perché è arrivato il momento di studiare la situazione, perché la nostra terra ha purtroppo una lunga “tradizione” sismica e ignorarla potrebbe essere fatale: si manifesta ciclicamente e invece di aspettarla per poi piangere (tipico sport italiano) è il caso di parlarne.
La prima cosa su cui bisogna ragionare consiste nell’individuazione dei nostri punti deboli: la viabilità e le strutture di soccorso.
Per quanto riguarda la viabilità, il nostro territorio è pieno di fiumare e, quindi, di ponti. Mettiamo il caso che un ponte vada giù, u ponti o spirùni ad esempio: prima di riuscire a far arrivare a Sant’Eufemia d’Aspromonte (o negli altri paesi) ambulanze e vigili del fuoco o, al contrario, portare gli eventuali feriti in un ospedale, passerebbero dei giorni. Non è forse così?
Di conseguenza è lampante come le nostre comunità debbano costruirsi una certa autonomia a livello di primo soccorso, una struttura attrezzata capace di ricevere molti eventuali feriti: potrebbe fare la differenza per moltissime vite, nell’attesa anche degli aiuti esterni.
In una situazione di emergenza come quella di un sisma è fondamentale abbandonare il centro abitato in fretta, per evitare di non cadere vittima delle scosse di assestamento. Va quindi individuato uno spazio ampio, in cui poter allestire velocemente una tendopoli.
Queste non sono che considerazioni basilari, ma è il caso di parlarne, di approfondire il discorso, è il caso che ognuno di voi dica come la pensi e quali proposte abbia in mente per un problema davvero serio: usate lo spazio dedicato ai commenti per dire la vostra, con le vostre opinioni sarà redatto un documento da porre all’attenzione della Consulta cittadina, perché se ne discuta in una sede più istituzionale rispetto al blog. Grazie a quanti hanno letto, un grazie più grande a chi decide di scriverci!

Freedom Pentimalli

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