Chiesetta di San Bartolo

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Chiesa di Maria Ausiliatrice presso San Bartolomeo – S. Eufemia d’Aspromonte

A portarmi a San Bartolo è stata la curiosità di saperne di più di un luogo presente nei miei ricordi sin dalla mia infanzia: ricordo, come fotogrammi, immagini di una Festa di cerasi dell’inizio degli anni ’90, mia zia Rosa mi teneva per mano e mio nonno Micu camminava davanti a noi lungo la stradina che scendeva alla chiesa. Mentre suonava la banda, nella piazzetta alcune persone con il fucile in mano spararono a salve, con le spalle alla chiesa, e io gridai a mio nonno che ci precedeva: “Nonno! Cacciati ca ti sparanu!”.
Dopo una ventina d’anni sono tornato a San Bartolo, quindi, per saperne di più. Ci sono tornato con mio padre, che da bambino lì si recava a trovare la nonna materna. E siamo andati a trovare Francesca Condina, che tutti conoscono come Ciccia, memoria storica di un abitato che ormai non esiste più. Perché di questo si trattava, di un paese vero e proprio, con tanto di scuola elementare, accanto alla chiesetta.

Intermezzo
Altare della chiesa di Maria Ausialiatrice

La famiglia Zagarella, originaria di Villa San Giovanni, comprò i terreni di San Bartolo (ossia San Bartolomeo, poiché lì vi sorgeva il monastero basiliano di San Bartolomeo di Trigona, 1095-1783) circa 150 anni fa. Una prima chiesetta venne da loro edificata probabilmente prima del 1908, ma quella attuale deve essere stata ricostruita sui ruderi della precedente senz’altro dopo il sisma, come anche le case dietro alla chiesa, costruite con gli stessi materiali (pietre, calce e mattoni pieni) e appartenute alla famiglia Sofo.
Conosciuta anche con il nome di Chiesa di Maria Ausiliatrice, essa contiene una reliquia molto interessante: in un’umile teca è riposto un osso del braccio di San Bartolomeo (sul quale compaiono delle parole che non ho decifrato), trasferito circa 50 anni fa dalla Chiesa delle Grazie dal fratello del prete del Paese Vecchio, don Gigi Occhiuto: questa reliquia apparteneva verosimilmente al monastero di San Bartolomeo di Trigona, che venne distrutto dal terremoto del 1783; è probabile che i monaci superstiti abbiano allora provvisoriamente trasferito la reliquia nella Chiesa delle Grazie, dove è rimasta, appunto, fino a circa  50 anni fa.  Oggi è riposta sopra l’altare, accanto alla statua di San Bartolomeo e sotto a quella di Maria Ausiliatrice.
Lungo le pareti laterali sono appesi quadretti che rappresentano la Via crucis, una piccola icona bizantina di Gesù su legno, un quadro e una preghiera alla Madonna di Pinuccia Nolgo, una decorazione di Gesù su vetro e un quadro della figura ricamata della Madonna.

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La Festa di cerasi è il momento dell’anno in cui l’antico borgo riprende vita. Si festeggia il 24 maggio di ogni anno ed è prevista una processione lungo le stradine immerse nel verde degli uliveti e dei ciliegi, da cui prende il nome.
Ma a tenere vivo il luogo durante gli altri mesi dell’anno sono poche persone che la sera si ritrovano tra i banchi a recitare il rosario, in un’atmosfera completamente diversa da quella “cittadina”, in un silenzio naturale che facilita la preghiera: un’immagine riflessa di un mondo andato, di una religiosità rurale, che sopravvive, nonostante tutto, per suggerirci il nostro passato e le nostre radici.

Freedom Pentimalli

COSA VEDERE A SANT’EUFEMIA D’ASPROMONTE

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Un pensiero su “Chiesetta di San Bartolo

  1. Leggendo il racconto mi sono apparsi dei ricordi legati alla mia infanzia, nella scuola elementare di San Bartolo negli anni ’60 insegnava il maestro Vincenzo Pellizzeri: ( uomo e padre meraviglioso) la classe era unica, con gli alunni dalla prima fino alla quinta !! ho tanti ricordi ragazzi ma non riesco a mettere nero sul bianco come scrivete Voi .

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