Rifiuti: differenziamoci!

Quando ho saputo che anche qua a Sant’Eufemia d’Aspromonte sarebbe partita la differenziata ne sono stato molto felice. Differenziare i rifiuti rappresenta per la nostra comunità un traguardo non di poco conto. Nelle scorse settimane, infatti, ho avuto anche l’opportunità di potermi confrontare sull’argomento col nostro sindaco e ho potuto ben capire come la raccolta differenziata nel nostro comune sia un vantaggio sotto molti aspetti. Il primo, che forse è quello che sta a cuore alla maggior parte degli eufemiesi, è di tipo economico, in quanto la nostra amministrazione pagherà, per differenziare, gli stessi soldi che in passato venivano pagati per non differenziare. Non differenziare significava, come molti di noi cittadini ricordano, avere un paese quasi sempre sporco, con rifiuti spesso ammassati per strada e dall’aria, soprattutto in estate, irrespirabile.
Ma la raccolta differenziata nel nostro comune parte un po’ più da lontano. Se da un lato ormai è la legge ad imporre ai comuni almeno il 35% di differenziata in un anno, dall’altro lato di fondamentale importanza in questa occasione è stata la sensibilità sul tema da parte dell’attuale amministrazione, che già precedentemente a questa formula del consorzio, aveva tentato di proporre la differenziata in proprio. Progetto al quale dovette rinunciare per gli alti costi di gestione. Tuttavia, molte sono state le critiche riguardo alla partenza della differenziata. Dalla mancata sensibilizzazione fino alla modalità di raccolta.
Ora, non v’è dubbio che c’è molto ancora da fare e da migliorare, ma già di per sé il fatto che si cominci a differenziare è una notizia di cui non si può non gioire. Anzi, se esiste qualcosa da migliorare al più presto è la sensibilità di noi eufemiesi. In questi giorni molti cittadini sono andati in confusione per diversi motivi, che vanno dal non saper, ovviamente, come differenziare i propri scarti ad un totale disinteresse. Ma la cosa che mi preme sottolineare è il riversamento di rifiuti in zone dove appositamente il comune ha vietato lo scarico. Alcuni cittadini continuano insistentemente non solo a non voler fare la differenziata ma a buttare rifiuti là dove prima c’erano i vecchi cassonetti. Altri cittadini mi hanno anche espressamente detto: “E a nui chi ndi cunveni i sta differenziata? I mundizzi i pagamu i stessi puru dopo tuttu stu traficu”.

Differenziamoci

Effettivamente, per molti paesani è difficile comprendere l’utilità della raccolta differenziata, sia perché molti dei nostri concittadini non hanno mai fatto questa esperienza, sia perché l’interesse primario dei cittadini è spesso rivolto al bene personale e, in questa circostanza (come in molte), alla bolletta da versare. Come dunque spiegare a questi concittadini che differenziare i rifiuti porta enormi vantaggi per tutti? E come dir loro che questi vantaggi sono non solo ambientali, di salute, ma anche di tipo prettamente economico? Io ci ho provato, ma dopo molti tentativi ho quasi sempre ricevuto le stesse risposte e cioè che le tasse da pagare sono troppe, che non si arriva alla fine del mese, che la pensione basta solo per il comune, ecc ecc… Insomma, il cuore della questione non lo si sfiorava mai, anzi riuscivano quasi sempre a sviarmi, portando anche me fuori dalla discussione che avevamo inizialmente intavolato.
Ho capito dunque molte cose: per prima cosa, spiegare come e perché si deve fare la differenziata ad alcuni dei nostri paesani è inutile. Questo per vari motivi, che sono sia culturali, sia di mentalità. E temo che ci sia poco da fare in tal senso, dal momento che risulta difficile cambiare il modo di ragionare di persone che si avviano ormai ad avere un’età avanzata. Ho pensato che l’unica cosa da fare in tal proposito sia la partecipazione dei giovani. In maniera molto semplice, siano i nipoti a spiegare ai propri nonni come fare, e qualora dovesse essercene bisogno anche a sostituirsi a loro. In secondo luogo, occorre avere la consapevolezza di differenziare per il bene della comunità e non perché qualcuno ce lo impone.
Serve, quindi, assieme alle istituzioni, una campagna di sensibilizzazione, che può essere fatta attraverso opuscoli da mandare nelle nostre case, ma anche e soprattutto attraverso manifesti, convegni sul tema e collaborazione con le scuole. Infatti, creare una cultura sana sul tema dei rifiuti, permetterà dei vantaggi enormi per il futuro del nostro Paese, poiché i nostri bambini e i nostri giovani avranno una piena consapevolezza nel gestire questo tipo di situazione e, cosa più importante, sapranno rapportarsi all’ambiente che li circonda in maniera sempre sana, corretta e rispettosa.
Infine servirebbe anche un maggiore controllo. Per chi si ostina a non voler contribuire a questo progetto, serve il controllo da parte di chi ne ha competenza. Perciò spero che siano messe delle telecamere o comunque delle persone che controllino chi butta rifiuti là dove non devono essere buttati. Chi riversa rifiuti nelle nostre campagne e nelle colline sopra il nostro paese. Queste persone devono essere punite. La forma di controllo più importante e incisiva è quella capillare da parte di tutti i cittadini sull’operato del proprio vicino. Ci sono, come in ogni realtà, cittadini virtuosi e altri meno virtuosi. Il vicino che non sa come fare deve essere aiutato. Chi invece, in mala fede, non vuole differenziare, deve essere denunciato. Ecco perché ho chiamato questo articolo “Differenziamoci”. Ritengo infatti, che occorre prima rendersi differente rispetto ad una mentalità ottusa e tipicamente campanilista, poi differenziare tutto il resto. Quindi, cari paesani, differenziamoci sempre!

Francesco Martino

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