La situazione politica eufemiese: il comune e la comunità

La spinosa questione, per molti aspetti anche controversa, della situazione politica del nostro Paese, rischia di passare all’occhio degli eufemiesi come una semplice analisi matematica e numerica che attesti, in definitiva, che la maggioranza dell’attuale amministrazione sia venuta meno. Partendo dunque da questa certezza, (i numeri sono numeri e per definizione non opinabili), il così detto nocciolo della questione pare in realtà essere tutt’altro che legato ad una semplice constatazione delle cifre.

Infatti, riportando le testuali parole del programma elettorale dell’attuale amministrazione, la lista LeAli al Paese-Creazzo sindaco “nasce dalla convinzione che occorra superare logiche e schemi ormai obsoleti, marcando una linea di discontinuità col recente passato, nella gestione della Cosa Pubblica”, si può evincere come in realtà le vicende che negli ultimi mesi hanno riguardato la nostra amministrazione comunale tutto dimostrano tranne che questa conclamata rottura con i modelli precedenti e precostituiti.

D’altronde c’era già stato chi, all’indomani della vittoria elettorale dell’attuale sindaco, avrebbe voluto immediatamente scommettere sulla durata del mandato amministrativo, dando credito alle tanti voci che in quel periodo circolavano per le vie cittadine. Invece no, i tanti “gufi” sembravano esser stati smentiti con la continuità dell’amministrazione, avviata ormai verso la seconda metà del suo mandato istituzionale. La verità è che molti umori sono cambiati dalle elezioni del maggio del 2012 e puntualmente, invece, nulla di diverso è stato fatto in concreto rispetto agli anni passati.

La spaccatura della maggioranza del mese scorso altro non è se non lo sfondo e l’emblema dello stallo della politica eufemiese degli ultimi decenni, priva in verità di valide alternative ad un sistema fatto e costruito proprio su accordi vecchi e obsoleti, mirati esclusivamente alla vittoria elettorale e alla conservazione dello status-quo. Sarebbe interessante poter chiedere alla classe dirigente eufemiese degli ultimi anni cosa intende per politica, come e in che modo l’ha fatta ed intende ancora farla, e se crede che essa sia esclusivamente una via per arrivare al potere o piuttosto uno strumento nobile al servizio del bene comune e dello sviluppo della società.

Sarebbe interessante chiederlo soprattutto per potere, quanto meno, comprendere come mai il cambiamento effettivamente più volte proclamato non sia mai stato in alcun modo né voluto né realizzato. Le colpe di una politica così assente riguardano tutta la cittadinanza di Sant’Eufemia. Responsabili lo siamo anche noi cittadini. Noi eufemiesi che per anni abbiamo assistito noncuranti e passivi alla distruzione etica, culturale, economica del nostro Paese.

Questi sono, per citarne alcuni, i disastri che oggi la nostra comunità si trova a dover subire: centro polisportivo, campetto calcetto della stazione “G.Cutrì”, scuola materna, svincolo autostradale, oratorio parrocchiale. Tutte opere rimaste incompiute o che, a causa della negligenza di chi governa, sono andate perdute, come nel caso dello svincolo e dell’oratorio. Oltre tre i milioni di euro spesi negli anni per queste strutture, di cui gli eufemiesi non hanno praticamente mai visto e goduto i frutti.

Di tutto ciò chi deve rispondere? Allo spreco del denaro pubblico e dei finanziamenti ricevuti, chi deve rispondere se non chi amministra e ha amministrato questa comunità? Ancor di più, della totale assenza di uno spazio culturale per i giovani, della mancanza dell’azione cattolica e di luoghi sani nei quali i ragazzi possono ritrovarsi, chi deve rispondere? Dei rifiuti che invadono le colline che sorgono proprio sopra la nostra Sant’Eufemia!!? Per molto tempo il problema è stato addirittura porsele queste domande, non tanto ricercarne le risposte.

Adesso deve necessariamente arrivare il tempo di fare le domande e di cercare le risposte più giuste. Molti sono stati gli apprezzamenti ricevuti per l’apertura di questo nuovo blog, altrettante sono state le critiche. Siamo d’accordo che forse uno spazio come il nostro non possa avere così tanta presa sui cittadini eufemiesi, e lo siamo per vari motivi che vanno dalla mancanza di interesse verso certe tematiche al poco uso che molti dei nostri paesani fanno di internet. Però siamo e sono altrettanto consapevole che l’unica via per migliorare sia parlarne. Parlare dei problemi che ci affliggono, senza se e senza ma.

La nostra comunità ha bisogno di tutti per crescere e, per questo, ritengo che la politica non si debba chiudere nel palazzo municipale, bensì accettare le critiche come segno più profondo e significativo della vivace e costruttiva vitalità della democrazia nella comunità intera. Creare un ponte di comunicazione e collaborazione tra istituzioni e cittadini è proprio l’unica via percorribile per uscire da vecchi e obsoleti accordi di potere.

Quegli stessi accordi che oggi hanno reso Sant’Eufemia un paese dove per un giovane è più interessante passare ore e ore girando con la macchina o col motorino anziché riunirsi per giocare insieme, per confrontarsi insieme, per creare delle realtà di cooperazione e collaborazione collettiva. Sant’Eufemia ha primario ed urgente bisogno di una cambio di marcia, nel segno della lealtà tra politica e cittadini. Non abbiamo bisogno di ali per volare, ma di tanti piccoli ponti per poter camminare. Ponti che uniscano idee diverse, che permettano di dialogare e di comunicare, che rendano effettiva la partecipazione di tutti alla crescita del paese. È questo il più bello e lungimirante accordo che noi, come comunità, potremo darci per il nostro futuro.

                                                                                                                                                   Francesco Martino

PS: allego di seguito il programma elettorale con cui l’attuale sindaco ha vinto le elezioni.

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2 pensieri su “La situazione politica eufemiese: il comune e la comunità

  1. Caro Francesco, solitamente non do adito alle critiche strumentali e sterili che mi vengono mosse senza che ci sia stato almeno, preventivamente, uno scambio di vedute. Nel tuo caso, per la stima e l’affetto che ho sempre nutrito nei tuoi confronti, ma anche per dar fiducia all’apprezzabile iniziativa che hai intrapreso con gli altri ragazzi, ho deciso di rispondere. Noto come sia divenuta oramai una consuetudine dei nostri tempi denunciare ciò che non ci piace dalla rete, quando sarebbe sicuramente più semplice, diretto e costruttivo farlo di persona. Con questo non voglio demonizzare l’uso dei social network o delle pagine personali sul web (la mia stessa Amministrazione si è “attrezzata” in questo senso), ma preferirei di gran lunga stare ad ascoltare le istanze di chiunque purché mi vengano riferite direttamente e mi consentano di dare tutti i ragguagli ed accettarne, di buon grado, le riserve. Ricordo inoltre che, come da programma elettorale (che ti ringrazio di aver letto e pubblicato in allegato alle tue riflessioni) abbiamo istituito la consulta cittadina, un organo che non è riservato ai simpatizzanti della mia Amministrazione (non avrebbe senso di esistere), ma aperto soprattutto ai più critici e a tutti coloro che vogliono partecipare alla cosa pubblica, fornendo, così, un ulteriore strumento di mediazione a chiunque ne volesse prendere parte. E mi duole constatare che tu, sebbene ti abbia invitato a partecipare, ne sia rimasto fuori, riservandoti il ruolo di semplice spettatore e preferendo delegare le tue riflessioni alla tastiera di un computer e non alla tua voce. Questo, oltre a palesare il tuo disinteresse nei confronti di una “realtà di cooperazione e collaborazione collettiva” che avrebbe giovato a te e anche a noi, ha finito pure per ridurre il tono delle tue argomentazioni a spiccioli discorsi da bar, dove prevale il sentito dire e non si è a conoscenza della realtà dei fatti. Ed è per questo che ti invito d’ora in avanti a prendere parte non solo alle sedute della consulta, ma anche ai consigli comunali durante i quali vengono di volta in volta deliberati gli indirizzi politici per la gestione della nostra comunità. A tal proposito, vorrei chiarire quella che tu definisci la “spinosa questione politica”, facendo riferimento al rimpasto della giunta e ai numeri della maggioranza, rammentandoti che nel corso del consiglio comunale del 6 marzo u.s., ho chiesto, mediante la delibera n. 3, a tutti i consiglieri di porre la loro fiducia non su Domenico Creazzo e sulla poltrona che lo ospita da 3 anni, piuttosto sul completamento del programma portato avanti fino ad ora e che, tra l’altro, contempla alcune delle opere che ai tuoi occhi dubbiosi appaiono come disastri o perfette incompiute ma che, se avessi avuto la cura di informarti a dovere, ne avresti potuto apprezzare i progressi ottenuti grazie al lavoro dell’attuale Amministrazione. Cito, su tutti, la ristrutturazione dell’oratorio parrocchiale che, sebbene non rientrasse né nel programma elettorale tantomeno nelle strette competenze dell’Amministrazione comunale, ravvisandone comunque l’utilità e l’importanza per la nostra comunità, abbiamo contribuito a realizzare grazie al finanziamento di 120.000 euro che abbiamo messo a disposizione della parrocchia di Sant’Eufemia V.M., siglandone la convenzione nei giorni scorsi. Lo scenario che hai tracciato sui giovani eufemiesi non può che farmi rabbia per un verso, ma nel contempo rimane il campanellino d’allarme che mi spinge ad agire e soprattutto a farlo bene. Ho riservato negli scorsi anni una grande opportunità a tutti voi: la possibilità di vivere un’esperienza lavorativa o di studio in Europa (ricordo che tu prendesti parte al primissimo progetto a La Coruña) per consentire nella migliore delle ipotesi di inserirvi in una realtà lavorativa concreta, o comunque di darvi quell’occasione che magari, diversamente, non vi sareste concessi. Spero tu riesca a comprendere che, per quanto possiamo impegnarci a lavorare nell’esclusivo interesse del nostro paese, non ci è stato fatto dono della bacchetta magica e molte questioni devono per forza di cose seguire la burocrazia e i tempi che gli sono propri. Porsi con lo scadenzario sotto mano e attendere il secondo trascorso per dubitare della bontà del nostro operato, rischia di spostare l’attenzione su futili considerazioni che, la storia ci insegna, non hanno mai creato nulla di buono. Invito te e tutti i giovani che vogliono costruire giudiziosamente qualcosa per questa comunità a venire a dialogare con me e con la mia Amministrazione, e vedrete che sarà semplice solcare quella porta senza la necessità di elevare alcun ponte. Non ne vedo alcun bisogno.

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    1. Caro signor Sindaco, vorrei risponderle in merito al suo commento sotto questo post. Innanzitutto vorrei ringraziarla per aver commentato e letto il nostro articolo, anche se mi sarebbe piaciuto che ciò fosse stato fatto anche da chi, prima di Lei, ha amministrato questa cittadina. In ogni caso, cercherò di essere chiaro, e di risponderle andando per ordine: per quanto riguarda ciò che lei definisce come” critiche strumentali e sterili che le vengono mosse”, vorrei dirle che noi non abbiamo mosso alcuna critica nei suoi confronti, ma che ci siamo occupati di una questione sulla quale già molti prima di noi si erano interessati. In più, mi dispiace se non ho voluto e non abbiamo voluto fare uno scambio di vedute preventivo con Lei su tale questione, ma semplicemente abbiamo ritenuto non fosse necessario. Questo perchè fossimo venuti da Lei per un confronto su questa questione, altro non avremmo sentito se non ciò che Lei stesso ha espresso sia su questo commento che sui giornali le scorse settimane. Per cui, quell’ipotetico incontro che ci sarebbe stato, non avrebbe cambiato la nostra idea, e non mi avrebbe impedito di scrivere ciò che ho scritto. Per quello che riguarda invece la mia mancata partecipazione alla Consulta, vorrei dire due cose: in primo luogo, non ho ritenuto di partecipare attivamente alla Consulta giovanile perchè non credo di esserne all’altezza, e perchè, dopo tante riflessioni, in quel periodo in cui questa partecipazione mi venne offerta, non avevo tempo e risorse necessarie per potermene, in ogni caso, occupare come avrei voluto. In secondo luogo, perchè, come già espresso nell’articolo, ritenevo e ritengo che la sua lista sia stata il frutto di un accordo che non si è voluto slegare con il recente passato. Non credo che questa mia non partecipazione voglia dire in un qualche modo, mia non volontà o mio disinteresse nei confronti di una realtà di collaborazione collettiva, come Lei ha tenuto a precisare. Piuttosto, penso che queste realtà possano benissimo conciliarsi anche fuori dagli organi comunali o istituzionali in se. Un esempio, spero lo sia il nostro blog, che partendo da una pagina web, mira a voler diventare uno spazio di confronto e di apertura per tutti gli eufemiesi, ampliando le opportunità di vedute su tematiche sulle quali spesso non tutto viene detto. Tutto ciò con la speranza di voler creare un giorno, un cartaceo. Per ciò che concerne invece la situazione della sua maggioranza, come tutti i cittadini ho appreso che esiste una maggioranza nuova, diversa dalla precedente. So anche, come tutti i cittadini, che questa maggioranza si regge sui voti di chi, così duramente, l’ha sfidata alle scorse elezioni comunali. Se questo è per Lei motivo di riflessione riguardo il suo iniziale progetto politico non lo so, e in buona sostanza, non mi interessa. Ribadisco infatti, che noi, come blog, non abbiamo fatto altro che dire la nostra su questa situazione, in quanto ritenuta appunto” spinosa”. Pensiero il nostro, condiviso da molti dei cittadini eufemiesi. Sulla mia partecipazione allo scambio giovanile a La Coruna, Lei sa che ne sono stato e ne sono felice. Così come lo sono per tutti gli altri giovani paesani che hanno avuto la mia stessa opportunità. Ma non credo abbia molta attinenza con l’articolo scritto e promosso da Pont’icarta, poichè la nostra riflessione sulla situazione giovanile degli eufemiesi era prettamente indirizzata a ciò che succede all’interno delle mura cittadine.Infine, vorrei sottolineare come il nostro non sia un attacco personale nei suoi confronti o nei confronti della sua amministrazione. Non abbiamo alcuna intenzione di “fare politica”, bensì vogliamo soltanto dare un punto di vista diverso, che non significa per forza di cose migliore. Ma diverso, diverso dal solito, che sappia in qualche maniera arrivare agli eufemiesi in maniera differente da tutti gli altri. In più, io stesso ho già pronto un articolo per ringraziarla personalmente per aver introdotto la raccolta differenziata, che so dovrebbe partire a breve. Questo traguardo rappresenta, personalmente, una vittoria di civiltà, oltre che ambientale, di incommensurabile valore. Ciò testimonia come non siamo pro o contro qualcuno, ma come invece intendiamo affrontare le positività e le negatività del nostro Paese. Il fatto che in questi giorni tantissimi ci leggono, e tantissimi altri per strada, sul web, ci appoggiano e ci sostengono ci farà andare avanti con ancora più forza. Il suo sostegno, come da Lei ribadito, sono altrettanto sicuro, non mancherà. Di questo siamo molto orgogliosi e felici. Augurandole un buono e sereno lavoro, ne approfitto per ringraziarla ancora di avere commentato il nostro articolo, e soprattutto per ringraziarla per ciò che in questi anni ha fatto,e per ciò che in futuro continuerà a fare per la nostra comunità. A presto. Francesco Martino.

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