A missa du Pettu

Il circolo Paléaghenéa di Roghudi Nuovo propone ogni anno un concorso letterario aperto a tutti, nel quale si invita a mandare poesie o prose in dialetto calabrese o in grecocalabro. Il concorso è  promosso in memoria di Lorenzo Siviglia, ex vicepresidente del circolo Paléaghenéa, scomparso di recente, il quale era una figura importante di Roghudi, rappresentava la memoria storica del vecchio abitato, un testimone della lingua grecocalabra sempre meno parlata dalle giovani generazioni.

Anni fa colsi quindi l’occasione di parteciparvi nella sezione “poesia in lingua dialettale calabrese” e pubblicai qui sul nostro blog la poesia che proposi alla giuria presieduta dal professore Filippo Violi. L’avevo intitolata “A missa du Pettu”: si tratta di alcune riflessioni che faccio da tempo sul modo in cui parte della nostra comunità si approccia al mondo religioso. Poiché mi piace essere breve, ho scelto di usare i versi: la poesia costringe a non andare per le lunghe, a chiudere i concetti in poche frasi.

A MISSA DU PETTU

At’a sapiri c’o pajisi nostru
tutti li siri cantanu la missa.
Di tutt’i rrugh’a genti ven’o Pettu[1]
mi si mbucca n’ostija cunsacrata.

Di sei ‘n poi si dinchj tutta la chjazza
di machin’e di tanta valentizza,
jir’a miss’esti cosa bon’e giusta,
ma no pe tutti merita na pista.

Se non c’eranu ddhi sacri scaluni,
i roti si fermavan’all’artari,
ca tutti avimu la devozijoni,
se la benzina menti lu potiri!

E’ mentiva la chies’a Campagnola[2],
senza nuddha strata, a lu scuvertu,
ca nu vijolu potiva bastari
mi finisci stu cinim’all’apertu!

Se nc’era na fidi ver’e sincera,
i cchju vecchj facivan’a nchjanata.
Non si fidan’i giuvan’i comòra:
dopu ‘n metr’ann’a vucca spalancata!

Cristu carrijàu la cruci ‘n coddhu,
cosa ch’oji non farrìssi cchju nuddhu.
S’a cas’i Ddiu est’ad ugni vanda,
ugnunu mi s’u prega nta so branda!

[1] Rione centrale (nome completo: Petto del Principe) di Sant’Eufemia d’Aspromonte (450 metri s.l.m.), dove è ubicata la chiesa della protettrice Sant’Eufemia vergine e martire.

[2] Fonte in cima alla montagna che sovrasta il paese, caratterizzata dalla presenza della statua di una contadina e luogo di sosta e ristoro per i contadini che, dal paese, andavano a coltivare i campi sui piani dell’Aspromonte (825 metri s.l.m.).

PS: leggere (e scrivere) in dialetto femijotu non è cosa semplice. Se avete dubbi sulla lettura e sul senso della poesia fatemelo presente commentandolo! Grazie!

Freedom Pentimalli

Foto di Domenico Forgione
La Campagnola innevata (Sant’Eufemia d’Aspromonte) – Foto di Domenico Forgione
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