Pino: un altro pezzo di storia andato via troppo presto

Quando abbiamo deciso di aprire questo nuovo blog e di dar voce a questa iniziativa, tra le molte cose di cui pensavamo di occuparci -e ci occuperemo-, un’importante spazio l’avremmo riservato anche alla storia del nostro Paese. Quando di colpo ho saputo che Pino così, all’improvviso, ci aveva lasciati, non volevo crederci. Non volevo credere e forse non ci credo ancora adesso. Solo poche ore prima ci eravamo visti al municipio. Mi trovavo al comune, come molti quella mattina, per ascoltare un incontro sulle opportunità dell’imprenditoria giovanile grazie ai bandi regionali e per difendere il nostro Liceo, colpito barbaramente da una bomba sabato sera.

Sapevo, appena ti ho intravisto da lontano, che saresti venuto da me per parlare. E sapevo anche di cosa avresti voluto parlare. Della tua grande passione, che io ho avuto la fortuna di amare e condividere insieme a te fin da piccolo. La tua enorme, immensa, sconfinata passione per i motori e per le moto. “Hai visto le Rosse”? mi hai detto con il tuo modo di fare sempre così sorridente. Da lì l’ennesima nostra discussione appassionata. L’ultima. L’ultima di non so quante. L’ultima di una vita.

Pino era un riferimento per il mio quartiere. Al Petto, lo sappiamo tutti, aveva una bottega. Da bambino insieme ai miei amici andavamo ogni giorno a trovarlo. E lui non faceva semplicemente il suo mestiere. Ci tratteneva là per un sacco di tempo, scherzava continuamente, rideva con noi, per ognuno aveva trovato dei nomignoli. Ed io, Pino, anche se non te l’ho mai detto, andavo matto per quello che avevi dato a me. “Ciao, occhi i mari” era il tuo saluto ogni qual volta ci incontravamo. Da bambino, da ragazzino, anche adesso.

Tante sono le cose che sono andate perse ora che non ci sei più. Parte della mia infanzia è volata via con te, insieme a tutti i libri sulle moto e sui motori che mi prestavi con tanta cura e sui quali mi dicevi “mi raccomando che poi ti interrogo”. È andato via un pezzo di quel bimbo che stravedeva per la tua Ducati 998 Rossa, che curavi preziosamente come un amuleto. È andato via un pezzo di questo quartiere, del Petto, un pezzo di storia della nostra Sant’Eufemia. La storia, quella che più ti entra nella vita, è fatta proprio dalle persone che ti circondano, da quelle che vivono vicino a te. Da quelle che quando non ci sono più, ti hanno lasciato qualcosa. Da quelle che un Paese intero ricorderà.

Perché Pino tu sarai ricordato da tutti, per i tuoi modi di fare, spesso strani e bizzarri di cui tutti si sono innamorati anche solo una volta, raccontando la persona che eri. Potevi lasciarci solo così tu, di colpo, sorprendendoci tutti ancora una volta…. Il mio pensiero adesso va al piccolo Walter, la pagina vivente più bella di questa storia, che continuerà anche a vivere e ad esserci nel ricordo mio e di tutta Sant’Eufemia. Pino, è molto triste sapere di averti perso per sempre, ma so che non mollerai mai. Mai, fino all’ultima staccata, all’ultima emozione, all’ultimo respiro, continuerai a correre più veloce di prima in una gara più bella di questa ingiusta vita. Lì dove il sostegno di papà Vicenzuzzu e di mamma Meluzza sarà per te il più fedele compagno di viaggio.

Ciao Pino…!

Francesco Martino

Ducati_998

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